La statua perduta

Un tempo dominava con la spada sguainata la platea dei giardini… ritrovata, decapitata e mutilata delle braccia, in un deposito comunale dal comitato di cui fa anche parte La Varese Nascosta, fu poi trasportata nell’ex macello civico dove è rimasta confinata a languire, decapitata e mutilata delle braccia.

Oggi racconto di un altro monumento perduto: Italia Libera. Opera imponente, che un tempo sovrastava e “sorvegliava” i giardini Estensi e ora giace, come un gigante sconfitto, nell’ex Macello.

Pochi, anzi pochissimi, ne conoscono l’esistenza.

Grazie al comitato Italia Libera, nato su iniziativa di La Varese nascosta, è stato possibile scoprire questo abbandono, suscitare interesse verso la vicenda e dare inizio ad una attiva collaborazione del Comune di Varese, che è proprietario dell’opera, per il progetto di restauro.

La statua venne commissionata dal Comune di Varese allo scultore viggiutese Giovanni Franzi, e posta sul Ninfeo che sovrasta la grande fontana. Inaugurata con una solenne cerimonia e un grande clamore il 6 giugno 1869 alla presenza delle autorità più important: essa voleva celebrare la potenza e la gioia di un paese che si affacciava, finalmente libero dal giogo straniero, verso un futuro radioso.

Purtroppo a distanza di meno di un secolo, nel 1956, l’opera fu rimossa perché, con il suo peso, rischiava di far crollare il Ninfeo stesso.

Fin dalla sua scoperta il gruppo “La Varese Nascosta” ha messo in piedi una vera e propria task force per cercare di mantenere viva la memoria dell’Italia Libera in quanto prezioso simbolo della città giardino.

Un progetto di restauro, redatto dall’architetto Chiaravalli, è sottoposto alla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio: tuttavia quest’ultima ha deciso di escludere la ricostruzione delle parti andate perdute, come la spada impugnata dall’Italia Libera e un tempo rivolta verso Palazzo Estense.

Il progetto della ricollocazione della statua recuperata e restaurata l’avrebbe vista dominare nell’androne della Caserma Garibaldi, tutt’ora ancora in fase di restauro, di fronte all’originale in pietra del Cacciatore delle Alpi scolpito da Luigi Buzzi Leone.

Come sempre, l’apparato statale è sempre in stallo perenne e la voglia di smuovere gli animi sempre attiva.

Recentemente si era anche parlato di un possibile collocamento presso il Castello di Masnago ma purtroppo non è stato fatto più nulla.

Non ci si fermerà mai di fronte al degrado, soprattutto quando riguarda la città che amiamo e di cui dobbiamo assolutamente preservare le fondamenta.

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