
Questo articolo parte con una doverosa premessa: il mondo in cui viviamo ha immediatamente e immensamente bisogno di pace.
Ogni anno il 27 gennaio viene celebrato il Giorno della memoria, ovvero la “Giornata internazionale di commemorazione in memoria delle vittime della Shoah”.
Vediamo, in concreto, di cosa si tratta.

La ricorrenza internazionale è stata istituita il 1° novembre 2005 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite.
L’ Onu ha voluto commemorare le vittime dell’olocausto e «condannare tutte le manifestazioni di intolleranza, incitamento, molestia o violenza contro persone o comunità, sia su base etnica che religiosa».
È stata scelta la data del 27 gennaio perché, quel giorno del 1945, le truppe russe dell’Armata Rossa fecero irruzione nel campo di concentramento di Auschwitz, liberando gli ebrei che vi erano rinchiusi e svelando fino a che punto si era spinta la ferocia nazifascista.

Ad essere sterminato un terzo del popolo ebraico, oltre a innumerevoli altre persone, solo in quanto membri di minoranze, come Rom, omosessuali e persone con disabilità. Perché, ed è bene ricordarlo, i campi di sterminio furono uno dei metodi prediletti per eliminare le persone “scomode” e fuori dai canoni della razza ariana.

Per riferirsi allo sterminio degli ebrei d’Europa perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati, spesso si parla indistintamente di olocausto e shoah. Prima della scoperta di quanto avvenuto nei campi di concentramento, i due termini erano usati con altri significati.
Olocausto deriva dal greco olokaustos ed era utilizzato per indicare una forma di sacrificio praticata nell’antichità, specialmente nella religione greca e in quella ebraica.

Shoah, invece, è una parola ebraica che significa “catastrofe”, “calamità”. Questa, negli ultimi decenni, ha iniziato ad essere preferita a olocausto per riferirsi allo sterminio degli ebrei, perché non vi è insito il concetto di sacrificio inevitabile.
L’Italia, sulla scia del Forum di Stoccolma sull’Olocausto, istituzionalizzò il Giorno della memoria cinque anni prima dell’Onu.

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Così recita l’articolo 1 della legge del 20 luglio 2000. L’articolo 2, invece, fa riferimento alla necessità di organizzare «cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.

