
“Il pane perduto” è il libro autobiografico. Edith Bruck ci racconta la sua storia e quella di sua famiglia.
Edith, ancora bambina, viene portata nel ghetto di capoluogo e poi ad Auschwitz. Il suo primo viaggio non doveva essere così, eppure l’orrore era celato proprio accanto a lei.
Erano una famiglia semplice, vivevano in uno dei villaggi ungheresi. Meravigliosamente normali e comuni a molte famiglie dell’epoca.
L’autrice ci racconta un pochino della loro vita di “prima”, dei suoi ricordi felici. Sono passi veloci e fugaci, segno che fa ancora molto male.
Poi, l’inferno…
Edith non è sola, con lei c’è sua sorella più grande, Judit. Dalla loro famiglia non rimangono che loro due e insieme cercano di sopravvivere. Le due sorelle si sostengono e si aiutano, solo insieme possono uscirne vive, ne sono sicure.
Questo libro è uno di tanti ma, come tutti, è unico. Non si potrà mai parlare troppo di questo periodo buio della storia dell’umanità. Non saranno mai abbastanza le testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle quelle torture.

