L’orrendo giudice

Così discesi del cerchio primaio

giù nel secondo, che men loco cinghia,

e tanto più dolor, che punge a guaio.

  Stavvi Minòs orribilmente, e ringhia:

essamina le colpe ne l’intrata;

giudica e manda secondo ch’avvinghia.

 Dico che quando l’anima mal nata

li vien dinanzi, tutta si confessa;

e quel conoscitor de le peccata

  vede qual loco d’inferno è da essa;

cignesi con la coda tante volte

quantunque gradi vuol che giù sia messa

Sempre dinanzi a lui ne stanno molte;

vanno a vicenda ciascuna al giudizio;

dicono e odono, e poi son giù volte.

 «O tu che vieni al doloroso ospizio»,

disse Minòs a me quando mi vide,

lasciando l’atto di cotanto offizio,

«guarda com’entri e di cui tu ti fide;

non t’inganni l’ampiezza de l’intrare!».

E ‘l duca mio a lui: «Perché pur gride?

  Non impedir lo suo fatale andare:

vuolsi così colà dove si puote

ciò che si vuole, e più non dimandare».

(Inferno, V, vv. 1-24)

Minosse, secondo il mito greco, era figlio di Zeus e della ninfa Europa. Re di Creta, durante il II millennio a.C., ricevette dal dio Poseidone il dominio del Mar Egeo. Per la sua fama di sovrano giusto e saggio, dopo la morte divenne giudice dell’oltretomba. Il re di Creta lo fece allora rinchiudere in un labirinto fatto costruire dall’architetto Dedalo, nel palazzo di Cnosso.Costrinse poi la città greca di Atene, da lui vinta, a offrire, come tributo di guerra, sette fanciulli e sette fanciulle da dare in pasto al Minotauro.Dopo qualche tempo, Teseo, figlio di Egeo, re di Atene, aiutato da Arianna, figlia di Minosse e innamorata del giovane, entrò nel labirinto e uccise il mostro.Teseo e Arianna fuggirono subito dopo insieme (qui si innesta il mito di Teseo e Arianna).L’architetto Dedalo, invece, fu rinchiuso nel labirinto assieme a suo figlio Icaro. Minosse infatti temeva che Dedalo potesse rivelare in che modo avesse costruito il labirinto. Dedalo riuscì comunque a fuggire dal labirinto di Cnosso e si rifugiò in Sicilia, presso il re Cocalo.Minosse inseguì Dedalo in Sicilia, alla corte del re Cocalo. Qui, per mano del re Cocalo, delle sue figlie e di Dedalo stesso, Minosse trovò la morte durante un bagno in vasca.

Dante per il suo Minosse si ispirò alla figura di questo personaggio già presente sia nel Libro XI dell’Odissea di Omero (VIII secolo a.C.) sia nel Libro VI dell’Eneide di Virgilio (I secolo a.C.).

Minosse Dante lo colloca nel V canto dell’Inferno, ma viene citato in Inferno canto XIII, v. 96; Inferno canto XXVII, vv. 124-127; in Purgatorio canto I, v. 77.

Minosse ha per Dante la funzione di giudice instancabile dell’Inferno e guardiano del cerchio dei lussuriosi. Le moltissime anime in attesa di giudizio sfilano davanti a Minosse, un essere rabbioso a metà tra l’uomo e l’animale, e a lui riferiscono tutti i peccati commessi in vita.

Dopo averle ascoltate, il giudice infernale attorciglia intorno al corpo la sua coda di serpente tante volte quanti sono i cerchi che l’anima deve scendere, e subito ne avanza un’altra per avere il responso.

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