
La storia de La Giubiana, o Festa della Giöbia ha origini antichissime e molto suggestive. Molti studi farebbero risalire questa tradizione ai riti propiziatori precristiani legati al ciclo delle stagioni e alla fertilità della terra. Una sorta di cerimonia pagana collocata in uno dei momenti più importanti dell’anno: ossia, il suo inizio.
Un modo per scongiurare ed esorcizzare tutti i pericoli e le paure che la vita dell’epoca portava con sé.

La protagonista è un figura importante, pregna di un profondo significato simbolico. Una donna anziana, spesso rappresentata con abiti logori e un fazzoletto in testa, che incarna l’inverno, le difficoltà passate e le paure collettive.
Questo personaggio, durante la manifestazione, viene trasformata in un fantoccio dato successivamente alle fiamme. In questo gesto, simbolicamente vengono buttate via tutte le brutture dell’anno passato in una sorta liberazione collettiva dai mali pregressi.

In quella che è una miscellanea di tradizioni, le origini della ricorrenza si legano ai rituali celtici e romani, che celebravano la fine del solstizio d’inverno e il ritorno della luce. Il nome “Giubiana” potrebbe derivare dal termine latino “joviana”, legato a Giove, oppure da “giöbia”, che in dialetto lombardo indica il giovedì, giorno in cui si svolgono i festeggiamenti.
Solitamente, attorno al fuoco si riunisce tutta la comunità, assaporando talvolta anche i piatti della tradizione. Si racconta una vicenda legata al cibo, un po’ macabra ma suggestiva.

La Giubiana era una donna malvagia in cerca di bambini da mangiare ed una madre, per difendere il figlio, le preparò un pentolone di risotto di fronte alla finestra. La donna lo divorò voracemente scordandosi del tempo che passava e morendo arsa dai raggi del sole.
Unica eccezione alla tradizione avviene a Cantù: dove la Giubiana è una giovane donna.

Secondo la tradizione, la giovane tradì la sua città consegnandone le chiavi al nemico e per questo venne messa al rogo.
Per come la si voglia vedere, la Festa della Giöbia rimane un importante esempio di come la speranza passi anche attraverso gesti ancestrali e millenari.
Prezioso ricordo di origini spesso dimenticate.

