Canne al vento.

Per concludere, una piccola sintesi di uno dei romanzi più celebri di Grazia Deledda: Canne al Vento.

Il romanzo narra le vicende intricate della nobile famiglia Pintor ( compreso il servo Efix, figura di spicco), che cadrà in disgrazia,  i cui componenti vivono passioni intense, intrighi, ipocrisie, violenze, angosciosi segreti, dolori. È il ritratto di un’umanità fragile ed inquieta, corrosa da colpe e rimorsi, ossessionata da passioni infelici e debolezze inconfessabili, animata da rancori, indebolita da dubbi, ingannata da vane speranze, destinata ad accettare il bene e il male, dominata dalla sorte, incapace di sfuggire all’ineluttabilità degli eventi. Ognuno porta dentro il proprio tormento, i misteri del sentire umano si mescolano con quelli della terra sarda: ampie distese ingiallite dal sole ardente, verdi vallate, monti che chiudono l’orizzonte,  natura selvaggia,  grandi silenzi, in una fusione tra luoghi e figure, stati d’animo e paesaggio, uomini e terra, un misto di tradizioni, miti, credenze e fantasie popolane, misteri  arcaici, che accendono l’atmosfera fantastica di un mondo fatato e impalpabile.

La scrittrice sarda racconta una storia triste, a volte angosciante con una prosa ricca di effetti e con una grande capacità evocativa che si svela in pagine di puro lirismo, che dà forma ai pensieri, voce ai dialoghi, vita ai paesaggi.

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