Manigunda e la sua fede.

Esistono molteplici forme d’amore, inclusa quella di decidere per la propria vita.

Oggi racconto di una scelta, coraggiosa e determinata. Passata alla storia e alla leggenda, in quanto (è bene ricordarlo) di questo personaggio non vi sono cenni storici certi e verificabili.

Siamo nel 737 e Manigunda è una ricchissima principessa della popolazione gota. La sua vita potrebbe essere una delle più invidiate, ma la donna versa in condizioni di salute precarie e soffre di dolori lancianti. La vita è appesa ad un filo e la tristezza compagna di tante interminabili giornate.

Grazie ad alcune indicazioni, qualcosa nella vita della nobildonna cambia. Si reca alla fonte di Bergoro, una località vicino Cairate.

In questo luogo, venerato dagli abitanti ma praticamente sconosciuto fuori dal ducato di Milano, la donna vive un vero e proprio miracolo. Sembra come rinata e i malanni svaniti in un sorso d’acqua.

Lo smarrimento pervade l’animo ma il cuore ha chiara la strada da percorrere. Onorare le preghiere fatte in tutti gli anni di sofferenza e dedicare la sua vita a Dio.

Abbandona dunque le sue vesti secolari per indossare il velo monacale.

Rinuncia ad ogni privilegio derivato dal rango di nascita e diviene monaca.

Non solo: in quel piccolo borgo di contadini e allevatori crea un monastero.

Luogo di culto sontuoso, ma anche fulcro della vita degli abitanti che lo circondano. Una piccola città autonoma e autosufficiente.

Le monache che decidono di seguire il destino di Manigunda, spesso appartenenti alla stessa cerchia sociale, si dedicano alla vita monastica ma anche al ricamo, allo studio delle sacre scritture e alla preghiera.

Ancora oggi la struttura del Monastero di Cairate è parte integrante della comunità e meta di tante visite turistiche.

Pur non essendo più adibito ad uso religioso, l’ambiente è divenuto importantissimo centro culturale e monumento al ricordo di questa donna leggendaria.

Manigunda decise per sé, rompendo quella che sarebbe stato l’epilogo della sua vita: un matrimonio altolocato e la maternità. Per amore della fede che l’aveva salvata decise di donare anima e corpo a costruire un luogo sacro ma al tempo stesso fucina animata di vita e condivisione.

Rivendicando il diritto ad inseguire ciò che desiderava. Piena d’amore verso gli altri e riconoscente verso la sua rinascita.

Che sia vera o meno la storia, credo che la cosa più bella sia l’insegnamento che ha lasciato nei secoli.

Un grande amore e una testimonianza eterna. Spesso si considerano queste scelte come antiquate e senza senso: io credo che invece vi sia tanto amore anche in chi decide, in maniera autonoma, di dedicarsi agli altri e alla preghiera.

Amore che si eleva verso un cielo fatto di sogni e speranze.

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