Un libro che proviene dal cuore..

“Tristezza di queste mie mani

troppo pesanti

per lasciare un’impronta”.

Non di mani o di carne, ma di parole concrete è l’impronta lasciata per la nostra anima da Antonia Pozzi. Parole che si mescolano lontane, sofferte, testimoni di una vita breve che ha sedotto il proprio destino, misurandosi col peso della malinconia. Non di tristezza o abbandono, ma di coraggio è la scelta compiuta da Antonia Pozzi quando tenta di concedersi ritagli di armonia, inondando la natura dello splendore della sua inerme emotività.

Avrei voluto

scattare, in uno slancio, a quella luce;

e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,

perché il morente dio s’abbeverasse

del mio sangue. Poi restare, a notte,

stesa nel prato, con le vene vuote:

le stelle-a lapidare imbestialite

la mia carne disseccata, morta.” 

Il “canto selvaggio” di chi è rimasto in silenzio “in riva alla vita”, nell’oscurità di una luna dimenticata, nell’ombra di un tempo rassegnato, bramando d’esistere malgrado il proprio fato.

Il giorno 3 dicembre 1938 la poetessa Antonia Pozzi decise di porre fine alla sua vita per il bisogno di sentirsi finalmente libera. Una poetessa splendida Antonia, così elegante e raffinata, tanto amata per il suo talento da Eugenio Montale. Consiglio a chi ama la poesia e non, di avvicinarsi a questa splendida anima per trovare nei suoi versi quella Bellezza di cui si ha disperatamente bisogno.

Altre parole non voglio scrivere.

La sua poesia merita silenzio religioso e profondo, cullati dalla sua voce.

Se io capissi
quel che vuol dire
– non vederti più –
credo che la mia vita
qui – finirebbe.
Ma per me la terra
è soltanto la zolla che calpesto
e l’altra
che calpesti tu:
il resto
è aria
in cui – zattere sciolte – navighiamo
a incontrarci.

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