Manuela de Pregi: artista senza confini.

Quando mi sono approcciata alle opere di Manuela de Pregi, sono rimasta rapita dal fatto che non vi siano confini. Colori, forme e schizzi perfettamente combinati tra loro in quello che sembra davvero un perfetto specchio d’anima.

Da un primo e fuggente sguardo (cosa che mai si dovrebbe fare quando si osserva le opere d’arte) le figure e le immagini appaiono slegate tra di loro, in realtà sono pezzi d’infinito impresso sulla tela. Tatuate in un paesaggio che non ha alcuna dimensione perché risiede nel pensiero.

Tripudio e completo trionfo di colori e tonalità incredibili e magiche.

Paesaggi che non hanno confini, esattamente come i sogni. Prezioso scrigno di poesia artistica. Ad osservare gli scenari fioriti è innegabile la connessione con i quadri di Monet e Van Gogh, dove le pennellate sono definite dalle emozioni e pertanto ci trova davanti ad una pittura quasi dinamica. I campi fiori pare prendano vita e si muovano alla danza del vento, coccolati ed illuminati da un raggio caldo di sole.

Nei volti raffigurati, ho invece trovato un richiamo all’arte figurativa e di impronta storico- narrativa di Dante Gabriel Rossetti. Un coraggioso esponente del gruppo dei Preraffaelliti bramoso di ricreare arte allo stato puro, unendo tradizioni storiche e leggendarie.

Sono famose le pitture raffiguranti Ofelia e Beatrice: donne dominae nel senso latino del termine, creature mondane che di umano hanno solo l’aspetto in quanto la loro stessa essenza non è di questo mondo.

Gli artisti sanno emozionare con la poetica della loro arte. Esattamente al pari di un poeta essi imprimono sulle tele quello che molti dipingono con le parole sulla carta. Una similitudine che rende l’idea di quanto possa essere perfetta l’arte nella sua apparente complessità.

Troppo spesso raccolgo commenti pressapochistici e semplicistici riguardo l’estro delle varie personalità che si celano dietro ad un’opera. Sono degni di nota solo i “grandi” e in questo periodo storico aggiungerei quelli con una buona agenzia di marketing.

Nessuno indaga oltre il conosciuto, cercando anche in altre figure meno note, la bellezza. La figura di un mecenate dell’arte è pressoché ed, ahimè completamente evanescente.

Manuela de Pregi ha diversi soggetti e mai uguali gli anni agli altri. Un segnale forte di una non conformità a regole e schemi prefissi di mode e costumi. Netto rifiuto ad un mondo sempre più imprigionato verso il commercio delle opere rispetto a cosa esse rappresentino veramente.

E solo questa scelta andrebbe premiata e riconosciuta. Scardinare i dogmi introducendo qualcosa di nuovo è una forma di incoscienza straordinaria. Ovviamente non nel senso negativo del termine, ma in quello letterale: si va oltre ciò che la società detta.

Credo che molti di questi dipinti siano espressione di emozioni, anche contrastanti tra loro, e mi permetto di evincerlo dalla molteplice scelta dei colori, dei volti e delle pose.

Il colore rosso trasmette un certo dinamismo, forse permeato da una rabbia forte ma sicuramente colmo di passione e frenesia. Il blu è calma e delicatezza e i volti sono rappresentati in pose quasi estatiche. Sfuggenti ma mai distanti del tutto da chi le scruta desideroso di carpirne l’intrinseca essenza.

I toni del marrone mi trasmettono una sorta di inquietudine e fragilità, forse bramosi di una parvenza di equilibrio.

Ribandendo quanto detto in precedenza, ogni artista non dovrebbe mai essere incasellato in qualche stile perché chi custodisce l’arte nel cuore merita la libertà della propria anima e qualsiasi definizione sarebbe davvero limitante e fuorviante.

Sicuramente non sono opere che vanno viste una volta sola. Trasmettono qualcosa di unico ad ogni visione e ad ogni persona che a loro si avvicina.

Curiosa, diffidente o in qualsiasi altro modo si voglia approcciare.

Occorre osservare con gli occhi e ascoltare con il cuore ciò che l’artista imprime attraverso l’anima. Un lavoro faticoso e coraggioso, perché affonda le radici in ciò che più ci è sconosciuto: il nostro io.

Avremmo anche scoperto ogni anfratto del nostro mondo, e stiamo per scoprire la galassia ma nessun essere umano potrà mai dire di conoscere appieno il proprio incoscio.

E in questo, gli artisti sono gli esploratori più coraggiosi.

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