Lucio Corsi e il libro che non ti aspetti.

Una delle canzoni più belle del festival prende spunto da un libro tra più belli e noti del panorama letterario italiano.

Opera che affonda le sue radici un viaggio non sempre facile, ma sognato da tutti.

Oggi racconto de Il barone rampante di Italo Calvino


Chi di noi non ha mai sognato di salire su di un albero, guardare il mondo dall’alto e, magari, vivere in una casetta fra i rami e le foglie mosse dal vento?
Ebbene, Calvino in questo romanzo realizza il sogno che gran parte di noi, almeno una volta nella vita, ha avuto, facendolo vivere ai suoi lettori attraverso le sua splendida prosa .
L’autore narra la storia del protagonista, Cosimo Piovasco di Rondò, ambientata nel Settecento, attraverso la voce del fratello minore Biagio.

Cosimo è un giovane rampollo di una famiglia nobile  D’Ombrosa – luogo d’invenzione dell’autore situato sul versante ligure – che all’età di dodici anni, dopo un futile litigio col padre, decide di arrampicarsi in forma di protesta su di un albero del giardino di casa. Quello che sembrerebbe un banale e breve atto di ribellione verso l’autorità paterna, però, non si rivelerà tale, o lo sarà almeno in parte, in quanto, Cosimo rimarrà sugli alberi tra i boschi circostanti per tutta la vita, costruendosi un mondo parallelo da cui non farà mai più ritorno.


Questo romanzo è difficilmente classificabile: ci sono elementi di un romanzo fantastico e per ragazzi, di un romanzo storico – come l’apparizione di Napoleone e la rivoluzione francese -, perle filosofiche nei meandri del racconto e idee e analisi per una società diversa e forse più giusta.
Il percorso di vita e maturazione  di Cosimo, fra gli alberi delle foreste, mostra i variopinti aspetti della società dell’epoca e la sua continua formazione personale: l’incontro con i briganti, la fase dello studio e della conoscenza attraverso esperienze e libri, lo scambio di lettere con Voltaire e altri scrittori, filosofi e personaggi dell’epoca, i primi amori e l’amore folle della sua vita, i “popolani” e i nobili del tempo, la propensione e  l’organizzazione a nuove forme di associazioni e stili di possibili società egualitarie e/o rivoluzionarie per il tempo.


Tutto questo viene mostrato da un punto di vista differente dal solito: dai rami degli alberi, da un mondo parallelo, uno sguardo dall’alto, ma, comunque, sempre vicino e connesso al mondo terreno, con cui il protagonista, seppur a debita distanza, rimarrà sempre in contatto.
Questo racconto al primo impatto potrebbe far pensare alla descrizione di un atto di rifiuto ed insurrezione, ma, a mio avviso, contiene tanto altro e la grandezza di questo “tanto altro” la ritrovo nella acutezza dell’autore che in un mondo che parrebbe limitato, come quello dei rami di un albero, riesce poi a sviluppare, con ingegno, un’intera vita avventurosa, ricca di spunti di riflessione sulla società e sul suo modo di vivere, riuscendo a tenere la giusta distanza e a non esprimere facili giudizi.
Leggendo questo racconto, dopo aver superato alcuni pregiudizi iniziali, ho vissuto tra le foreste e tra i personaggi narrati, arrivando a volare via, infine, come il protagonista, con dubbi e riflessioni su tutto ciò che ci circonda, che vivevamo e viviamo in questi anni.

Lucio Corsi nella sua poetica ha voluto guardare il mondo attraverso gli occhi dell’anima e non quelli dell’apparenza. Consapevole di essere forse fuori dal suo tempo, ma mai uguale.

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