
Tutti conoscono Socrate, ma pochi sanno chi fosse Aspasia di Mileto, sua maestra, che accettò di essere chiamata prostituta pur di poter filosofare con gli uomini.
Secondo Platone, Aspasia frequentava i circoli intellettuali e politici della sua epoca ed era un’esperta di retorica.

Le sue origini ioniche potrebbero spiegare sia il suo stile di vita libero sia la sua formazione culturale.
Ricca, se non aristocratica, raffinata se non nobile, quando giunge ad Atene, intorno al 450, incontra il suo destino proprio in Pericle. Plutarco che, nella sua Vita di Pericle, ci racconta come lo stratega l’amasse profondamente e per lei avesse lasciato la moglie, madre di due eredi. Il rapporto fra i due rimane, per i contemporanei e per i posteri, piuttosto difficile da decifrare: è ancora Plutarco a chiedersi, polemicamente, cosa Pericle trovasse in Aspasia e, cosa, in generale, vi trovasse chiunque l’avesse conosciuta. Non viene descritta come particolarmente bella, ma è in grado di esercitare un fascino non comune sui suoi contemporanei
Si dice la donna che abbia scritto la celebre orazione funebre del compagno nel 430 a.C. e compare nei dialoghi platonici come maestra di Socrate. Eschine, nel suo dialogo socratico “Aspasia”, la cita come sofista.

Aspasia riuniva in sé i ruoli di moglie e di etèra (cortigiana), poiché solo attraverso questa condizione poteva essere ammessa nei circoli maschili dell’Atene dell’epoca. Insegnò anche oratoria, come riportato nel Menesseno di Platone.
Plutarco riconosce la sua importanza sia in ambito politico che intellettuale, esprimendo ammirazione per una donna capace di “dominare a suo piacimento i principali uomini dello Stato e offrire ai filosofi l’occasione di confrontarsi con lei a lungo e con grande fervore”.

Aspasia fu infine accusata di empietà per aver corrotto le donne ateniesi, ma venne assolta. Alcuni storici ritengono che attorno a questo episodio abbia preso forma un primo embrione di movimento per l’emancipazione femminile.
Cresciuta in un mondo che giudicava il valore di una donna sulla base del silenzio di cui sapeva circondarsi (“Delle donne bisogna parlar poco o nulla”, diceva Pericle), Aspasia non corrisponde al modello tradizionale di femminilità classica: devota, silente, capace di accudire il marito e la famiglia.
È rivoluzione.

Socrate la considera uno dei suoi maestri di vita e ne loda la saggezza e l’intuito politico; lo scrittore Senofonte ricorre a lei come consigliere matrimoniale e la figura di questa “straniera” affiora nei trattati di filosofi e oratori come il modello carismatico di una donna pensatrice e libera.
Libera per sempre, fiera del suo pensiero e mai paga della conoscenza.

