
Lo ammetto: adoro le serie american murder e le ho viste praticamente tutte. Partendo dal caso Peterson fino a quello recente dell’influencer newyorkese Gabby Petito.
Quest’ultimo prodotto è davvero significativo e simbolo dei nostri tempi. Diviso in tre puntate di poco più di mezz’ora ciascuna. Avvincente e profondamente sconvolgente come solo la banalità del male sa essere.
Protagonista della vicenda l’influencer Gabby Petito: una ragazza con la passione dei viaggi che decide di mollare quella che sembra una vita ordinaria per creare un blog dedicato alla vita in van. Viaggiare attraverso un mezzo riallestito con estrema semplicità, rinunciando anche ai confort più scontati per una vita essenziale ma avventurosa.
Aldilà che ho avuto modo di conoscere alcuni di questi content creator e non ne condivido appieno la scelta, (pur rispettandola), quello che emerge è una realtà assolutamente distopica.

Dai video si squarcia il velo sulla vita di due giovani, belli e sorridenti, che si diverte ad esplorare l’America più profonda e sconosciuta. Abbandonando i confort di una vita normale e semplice. I loro sguardi sono complici e innamorati. Perfetti nella loro incoscienza dei vent’anni in cui sembra che il mondo attende solo i tuoi sogni.
Una promessa di nozze fatta in riva all’oceano senza anello ma con la bellezza di un sentimento e la promessa di una vita straordinaria. Protagonisti di un’esperienza assolutamente straordinaria.
Ma la realtà dietro cellulari e fotocamera, era tremendamente e tragicamente diversa.
Gabby è una ragazza solare e determinata ad inseguire le passioni che ama, mentre Brian (il compagno) è un ragazzo manipolatore e insicuro. Spesso convince la ragazza ad isolarsi e a rinunciare ad amici ed uscite.
Non metterò qui le foto, ma sono state ritrovate diverse foto con evidenti segni di violenza domestica e alcuni video della polizia ne evidenziano una ragazza sola e disperata.

Un incubo presentato come il sogno di tutti. Vivere all’aria aperta senza orari e vincoli, mentre nell’ombra si è vittime di un narcisista patologico.
A rivedere i tantissimi video della ragazza sorridente, il cuore si stringe. Dietro a quel sorriso nulla era come sembra. Non aveva chiesto aiuto a nessuno, perché innamorata e convinta di poter gestire la situazione in autonomia.
I social network sono lo specchio di una perfezione perversa che non esiste e nulla è mai come sembra.

Una storia malata, senza senso e che si conclude con l’inevitabile.
I sogni di libertà spezzati e una vita distrutta. Sogni trasformati nel peggiore incubo.
Odio doverlo dire, ma la perfezione è quasi sempre l’anticamera dell’inferno.

