
Lavinia accostò l’auto davanti al cinema Barberini e aprì lo sportello per farlo salire. Sami si accomodò nella sua auto e l’abbraccio’ affettuosamente, prendendole le mani. Lavinia ebbe come la sensazione di tornare a casa dopo un lungo viaggio.
Tutti i suoi dubbi e le sue paure svanirono nell’ istante stesso che lui la strinse.
Rimase senza parole e fu Sami ancora tremante per l’emozione a parlare per primo.
Attraverso un libro intenso e ricco di pathos, conosciamo uno dei luoghi che ne hanno segnato la vicenda.
Un percorso incredibile nella bellezza della città eterna attraverso le parole di libro: viaggio nella meraviglia cullati dall’amore e dalla forza della speranza.
Oggi racconto di piazza Barberini, luogo del primo appuntamento dei due protagonisti.

L’origine del nome è dovuta a Palazzo Barberini, una struttura del XVII secolo, costruito per il cardinale Francesco Barberini, situato nei pressi del lato sud della piazza.
Caratterizzato da una preziosa architettura barocca, colpisce per l’imponenza e la magnificenza eppure non fu solo emblema del potere di una delle famiglie romane più importanti. Attorno ad esso, si raccolse una vivace vita culturale ed artistica, in particolare con artisti spagnoli nel XVIII secolo.

A partire dal XIX secolo, con la costruzione di uno degli hotel di lusso più rinomati della capitale, Piazza Barberini divenne non solo un polo culturale, ma anche il salotto buono della nobiltà e dell’alta borghesia romana. Nei vari caffè si raccoglievano artisti, letterati e scrittori che discutevano di ogni genere di innovazione e condividevano riflessioni.
Luoghi dove si respirava bellezza e meraviglia, dove il tempo si perdeva e l’intelletto si esaltava ed elevava ai massimi livelli.

Al centro di tutto però vi è una famosissima scultura del Bernini, ossia la Fontana del Tritone, risalente al 1642-1643, commissionata da papa Urbano VIII, membro della famiglia proprietaria del palazzo.
Protagonista è il dio Marino Tritone che soffia in una conchiglia dalla cui estremità fuoriesce un getto d’acqua. La divinità sembra si muova, tanto l’anatomia e la tensione del corpo è palpabile e reale. Braccia in tensione, espressione concentrata e il getto che schizza ininterrottamente. Si ha quasi illusione che sia il soffio ad alimentare la fuoriuscita del liquido.

All’angolo di Via Veneto, la Fontana delle Api, un’altra scultura del Bernini del 1644, ha la forma di una conchiglia con delle api, simbolo della famiglia Barberini.
Tre api dorate su sfondo azzurro erano l’emblema della famiglia Barberini a cui apparteneva il pontefice in carica.
La struttura prende il nome proprio da quegli insetti che si trovano alla base della valva sollevata che sembra si stiano abbeverando ai tre getti che fuoriescono da quel punto.
Su quest’ultimo monumento vi è una storia estremamente travagliata ed affascinante al tempo stesso.
Basti pensare che venne smontata diverse volte, per permettere al leggendario (e a volte apocalittico) traffico romano di fluire più rapidamente e solo nel 1916 venne definitivamente ricollocata.
«Urbanus VIII Pontifex Maximus
incisione sulla fontana delle api
Fonti ad publicum urbis ornamentum
Exstructo
Singulorum usibus seorsim commoditate hac
Consuluit
Anno MDCXLIV Pont. XXI»

In una cornice così suggestiva, come solo la città eterna sa regalare Sami e Lavinia si incontrano per un primo appuntamento.
Complici, timorosi e sognanti come solo un’amore alle prime armi sa regalare.
Lei nell’ ascoltarlo si sentì morire dall’ emozione e gli disse che domani sarebbero stati di nuovo insieme.
Alla prossima settimana per un altro appuntamento a Roma con L’amore tra due Mondi.
Se volete conoscere la storia trovate tutto ai link sottostanti:


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