Il lato squallido dei social

Apple Cider Vinegar è una nuova intensa miniserie Netflix. Ripercorre l’ascesa e la caduta rovinosa, ma pur sempre in piedi, di Belle Gibson, nota influencer del settore del benessere, realmente esistita.  Agli albori di Instagram, Gibson raccontò ai suoi follower di avere una forma di cancro terminale al cervello, poi di essere guarita grazie alla dieta e ai rimedi naturali. Dopo essersi conquistata un gran numero di follower coinvolti dalla sua storia, lanciò un’app di ricette e pubblicò un libro. Contemporaneamente, la serie segue la storia di Milla, ispiratrice e poi avversaria di Belle, personaggio probabilmente ispirato a Jessica Ainscoungh, una ragazza morta di una rara forma di cancro dopo aver deciso di seguire la strada di un “protocollo” basato sulla dieta come forma di cura.

Entrambe le giovani donne si fanno portavoce di strade alternative per guarire dalla malattia, influenzando e convincendo moltissime persone a fare lo stesso. Belle non è mai stata davvero malata, ha sempre mentito. Milla, invece, è davvero malata e genuinamente convinta di star facendo la cosa giusta.
La contrapposizione tra le due è molto marcata. Belle ha sempre faticato a trovare un posto nel mondo. Non ha mai avuto un padre, sua madre l’ha sempre trascurata, è stata bullizzata da ragazzina. Milla è sempre stata amata e supportata da famiglia e amici.
Belle agisce sempre in maniera meschina. Nonostante abbia vissuto esperienze spiacevoli e in alcuni casi tragiche, è davvero difficile empatizzare con lei, o anche semplicemente averla in simpatia. Pur arrivando a comprendere razionalmente le cause del suo modo di essere, le sue scelte risultano insalvabili e ingiustificabili.

Il suo comportamento è fuori luogo e disturbante in ogni occasione, al punto da risultare quasi repulsiva (effetto forse desiderato?). Nonostante si debba riconoscerle una capacità imprenditoriale e uno spirito di iniziativa notevoli, Belle è semplicemente detestabile.
Milla, invece, si fa voler bene. Anche quando sbaglia, e ammette di aver sbagliato, non si può che restare dalla sua parte, vivere e sperare con lei, piangere la sua morte. Traspare la sua autentica voglia di vivere, stare bene e aiutare altre persone a stare bene.

Più dei soldi, che pure costituiscono una componente significativa, per lei la cosa più importante è la voglia di approvazione e di fama. È pronta a tutto pur di non rinunciare alla dipendenza data da quella scarica di serotonina che la pervade ogni volta che riceve like e cuoricini per un post appena pubblicato.
Ha un ruolo centrale il bisogno di sentirsi vista, proprio come per Elvira, la protagonista di Mytho. In questo caso, però, Belle mente sistematicamente, ingannando non una cerchia ristretta di persone, bensì centinaia di migliaia di follower in tutto il mondo.
Stupisce la foga e la convinzione con cui continua a mentire e ad arrampicarsi sugli specchi, anche quando iniziano a venire fuori le magagne.

Affiorano qua e là nel corso degli episodi due argomenti molto significativi.
Il primo è quello dell’importanza di poter scegliere liberamente per il proprio corpo, anche quando ci si ammala, cosa per nulla scontata. Questo tema affiora nella sottotrama della storia di Lucy, un personaggio secondario di pura fantasia che, paradossalmente, risulta molto più autentico di Belle e Milla, forse perché lontano dal mondo ultrafiltrato e instagrammabile delle due. Lucy è quella che ha il percorso più equilibrato, che ricorda un piccolo “ultimo giro di giostra” alla Terzani.
Il secondo tema costituisce forse la risposta alla domanda: perché alcune persone ripudiano completamente le cure mediche di stampo occidentale e tentano la vita delle cure alternative? Probabilmente, oltre a moltissime altre ragioni, lo fanno a causa della freddezza del personale medico, che tratta le persone come numeri e statistiche, e che comunica anche le notizie più nere, come l’eventualità dell’amputazione di un braccio, come se si trattasse di bere un bicchier d’acqua.

L’assenza di sfumature e la netta contrapposizione tra Belle e Milla, depotenzia la credibilità dei personaggi e rende un po’ difficile entrare col cuore nella vicenda. Inoltre, si capisce quasi subito che Belle non ha mai davvero avuto il cancro e questa consapevolezza rende meno coinvolgente la vicenda. Del resto, perché appassionarsi a una storia di cui si conosce già il finale?

Certo, col suo taglio documentaristico, Apple Cider Vinegar ci racconta una storia vera. Ma si tratta pur sempre di una storia romanzata e, probabilmente, lasciar macerare lo spettatore nel dubbio fino alla fine (Belle ha davvero il cancro oppure no?) sarebbe stato più efficace.
Ciononostante, la serie si conclude rapidissima, nel tempo sufficiente per scolarsi una bottiglia di aceto di mele come rimedio naturale per la tigna. E si fa guardare con lo stesso atteggiamento con cui si resta imbambolati con uno smartphone in mano a scrollare il feed di Instagram. Data l’epoca in cui viviamo, ha perfettamente senso.


Questa miniserie è perfetta per soffermarsi sulle numerose volte in cui si crede a tutto ciò che viene affermato da qualche influencer o, in generale, per tutte le cose che si prendono per vere senza fare un po’ di fact checking. Del resto, se Belle è riuscita a ingannare anche Apple, ci sarà un motivo.
Per un’immersione totale nel tema benessere, cure alternative, wellness guru e potere della suggestione, si consiglia di abbinare la visione di Apple Cider Vinegar a quella del documentario Netflix “A chi fa bene il wellness?”

Un prodotto che fornisce un grande e straordinario insegnamento: la perfezione puzza quasi sempre di merda, e della peggiore specie.

Lascia un commento