
Fin da quando iniziai a studiare la sua vita, Brunelleschi mi risultò sempre un’avventura continua e straordinaria.
Colto, intraprendente e coraggioso fu una delle figure più rappresentative del Rinascimento. E nella cupola di Santa Maria del Fiore, gioiello incredibile di architettura ed arte, è rappresentata emblematicamente l’essenza stessa della sua esistenza.
E oggi vorrei raccontare di questa impresa impossibile perfettamente riuscita.

Per quanto potrà sembrare incredibile, Brunelleschi prima della cupola non aveva costruito nulla. Qualche scultura, decorazioni in bronzo, orologi e disegni, ma nessun edificio. Nonostante questo, i suoi contemporanei decisero di affidargli il cantiere, affiancandogli il celebre e stimato orafo Lorenzo Ghiberti.
Brunelleschi non la prese molto bene (si racconta fosse una persona estremamente complessa ed impetuosa), sebbene i dubbi erano più comprensibili da parte dei committenti che si accingevano a mettere nelle mani di un novellino la più complessa impresa architettonica mai conosciuta fino ad allora.
Per protestare Brunelleschi durante i lavori si finse malato e si assentò dal cantiere per 10 giorni. In sua assenza l’orafo non fu in grado di portare avanti il cantiere nemmeno di un mattone, e fu subito mandato via lasciando campo libero al trionfante Filippo.

Terminata la costruzione della Cattedrale, l’Opera del Duomo richiamò Brunelleschi da Roma a Firenze per affidargli l’incarico. Filippo, fingendosi totalmente disinteressato alla cosa, disse che in quegli anni si era dedicato ad altro e non aveva idea di come risolvere il problema della Cupola. Quindi consigliò loro di indire un concorso a livello internazionale così da coinvolgere tutti i migliori architetti d’Europa.
In realtà Brunelleschi si trovava a Roma da diversi anni con l’unico scopo di studiare i reperti romani e riuscire a trovare il modo di voltare la cupola. Consapevole di essere l’unico architetto con la soluzione più elegante e semplice da realizzare, indusse i committenti a organizzare il concorso così da dimostrare a tutta Europa di essere il miglior architetto in vita.
Dopo mesi di consultazioni e di progetti dalle soluzioni più stravaganti, i giudici non erano ancora in grado di scegliere il vincitore.
Brunelleschi, quindi, propose di risolvere la questione con un indovinello. Pose davanti a tutti un uovo e disse “chi di voi sarà in grado di mettere dritto quest’uovo, sarà così ingegnoso da poter ottenere la vittoria”. Nessuno dei presenti riuscì nell’impresa, nonostante sforzi e riflessioni attente. Alla fine di tutti provò Filippo, che semplicemente ruppe la parte bassa del guscio dell’uovo e lo posizionò in verticale. Poi esclamò “spesso le soluzioni più semplici sono le migliori, come il mio progetto” e vinse la commissione.

Una volta concluso il cantiere, una legge non scritta obbligò gli architetti fiorentini a costruire edifici che non superassero in altezza la cupola di Brunelleschi.
Sebbene questo divieto possa sembrare piuttosto incredibile, grazie ad esso Firenze mantiene intatto uno skyline davvero unico da cui la Cattedrale di Santa Maria del Fiore svetta incontrastata tra le tante architetture antiche e moderne della città.
A conclusione della cupola fu costruita la lanterna, sempre su progetto di Brunelleschi, a partire dal 31 dicembre 1436. Il celebre architetto morì nel 1446 senza vedere conclusi i lavori.
Al termine della lanterna venne posizionata una palla di rame ricoperta d’oro progettata da Andrea del Verrocchio (maestro di Leonardo da Vinci). Purtroppo il rame, scelto per la leggerezza, e l’oro, che completava estaticamente l’opera, sono degli ottimi conduttori elettrici: posti a quell’altezza sono diventati i migliori bersagli di violenti e dannosi fulmini.
Fu proprio un fulmine, nel 1601, ad aver fatto crollare a terra la sfera dorata, provocando ingenti danni alla cupola e agli edifici confinanti alla cattedrale. Si racconta, addirittura, che le schegge di pietra raggiunsero la vicina via de Servi.
Oggi, a ricordo del punto in cui cadde la sfera, è stata posta una semplice lastra di marmo bianco priva di scritte.
Meraviglia di bellezza da togliere il fiato.

