
“Nel mezzo del cammin di nostra vita
IL GUSTO AMARO DELL’UVA, daniela colombo
mi ritrovai per una selva oscura,
che la diritta via era smarrita.
Eh quanto a dir qual era è cosa dura
questa selva selvaggia ed aspra e forte,
che nel pensier rinnova la paura!”
Ho sempre pensato che le dipendenze siano una delle cose più democratiche al mondo, di pari passo con la morte di cui sono degne compagne.
Basta farsi un giro in una qualsiasi comunità di recupero per vedere famiglie disastrate e altolocate che vanno visitare figli, mariti e madri colpite da questa disgrazia.
Per inciso: non ho mai puntato il dito contro chi cade vittima di un abuso di ogni sorta. Un momento di debolezza è sempre dietro l’angolo e chi dice di esserne esente mente rovinosamente a sé stesso prima di tutto.
La dipendenza assieme a sorella Morte si lega in un filo sottile e tagliente, perché l’alcolismo può diventare l’anticamera della dannazione e di una lenta morte sociale.
Daniela Colombo, attraverso il suo meraviglioso libro, ha aperto una ferita per me molto dolorosa. E lo confido esattamente come l’opera coraggiosa che racconto oggi.
Nuda, senza filtri e freni. Perché basta tacere, basta vergognarsi. Occorre andare oltre quella ipocrita realtà perfetta a cui ci siamo abituati, dove tutto deve essere corretto e immacolato.
Vi svelo una cosa, rubandola da un film, non scelto a caso: le vite nei film sono perfette.

La vergogna non è un sentimento nobile, occorre lavorare parecchio per accettare e prendere consapevolezza che il proprio figlio è un alcolista. Io ho cercato di tenerlo nascosto agli occhi degli altri, ma nel mio intimo sapevo che tutti sapevano, ho fatto finta di niente, come se il problema non esistesse o come se la madre di un ragazzo così “sbandato” potesse essere qualcun’altra.
IL GUSTO AMARO DELL’UVA, Daniela Colombo
Il protagonista della storia è un oggetto ambivalente e ambiguo. Da un lato strumento di convivialità e divertimento, dall’altro spirale perversa verso la rovina.
Una mamma e una lotta per la sopravvivenza di un figlio, un figlio e i tormenti di un’infanzia troppo dolorosa e un padre alle prese con i propri demoni.
Un racconto a più voci, echi di dolore e disperazione che sembrano urlare nella testa qualcosa che si tende spesso a nascondere perché scomodo.
Più di tutti colpisce il senso di profonda solitudine che permea tutta la storia, i protagonisti vivono le loro esistenze come esseri a sé stanti, affogati da paure e preoccupazioni e senza un vero conforto che allevi le pene devastanti.
Non esiste qualcosa che possa dirsi di supporto ad una vicenda che vede coinvolta una famiglia e un dramma che prepotentemente affiora sotto il peso del silenzio.
Pronto a sfociare in tragedia.
E qui viene da chiedersi, prepotentemente, perché ogni dipendenza sia accompagnata dall’indifferenza e dall’isolamento. Il problema viene circoscritto, al pari di una condanna, dentro le mura domestiche. Murato vivo in un inferno pronto a collassare.

L’alcool è un mentitore, un subdolo bugiardo ingannatore.
IL GUSTO AMARO DELL’UVA, daniela colombo
Ti fa credere di essere migliore di quello che sei quando inizi a bere le prime volte. Ti dona la sensazione di essere libero, forte e disinibito, ti aiuta a trovare il coraggio di dire, di esporti, ti rende simpatico, intelligente, al di sopra di tutti.
L’alcool ti fa sentire un dio, prima, e una merda dopo.
Poi con il tempo ti accorgi che bevi perchè hai bisogno di bere, senza alcool stai male, non sei in grado neanche di allacciarti le scarpe, non riesci a prendere nessun tipo di decisione, la realtà si confonde con la menzogna, e più passa il tempo e più ti accorgi che bevi perchè ormai non sai fare niente altro…e attendi…attendi bicchiere dopo bicchiere che il tutto finisca in fretta.
Non è una lettura facile, nonostante sia scorrevole, fluida e praticamente perfetta. Il vero problema è l’intensità delle parole e lo schiaffo che restituiscono ad ogni pagina. Violente, prepotenti ma tremendamente necessarie. Sono verità, luce su dramma, pensiero silente di un dolore inascoltato.
Grida contro un mondo sordo. Denuncia contro chi non vuol vedere.
Lo ammetto: è stato faticoso, certe ferite sono sempre pronte a riaprirsi.
I dolori e i rimorsi si nascondono molto bene, soprattutto quando tutto è finito con l’amaro in bocca. Lo stesso amaro che lascia l’alcolismo, la tossicodipendenza, la ludopatia e tutte le altre dipendenze. Ti attraversano e ti travolgono, anche se non hai mai fatto uso di droghe, non giochi d’azzardo e il vino è l’ultimo dei tuoi pensieri.
Un buco diventato ossessione, un’irrefrenabile voglia di bere e di giocare la fortuna sono azioni che travolgono tutto; compreso l’affetto e l’amore di chi sta accanto alle vittime.
Incolpevoli, ma colpevoli e travolti dall’onta di un dolore atroce.
E drammaticamente soli a fare i conti con la loro impotenza.
Destinati a vivere anche per chi non è riuscito a godersi la vita che meritava, perché spesso sorella Morte sa essere ancora più crudele di una dipendenza vinta.
E’ stato un viaggio straordinario e totalizzante leggere questo libro, e vorrei potesse toccare anche altre persone.
Spesso il conforto ad un dolore è un profondo e lungo abbraccio, anche attraverso la condivisione.
Ma non addossate a me la colpa, avete fatto tutto da soli, il tempo è stato vostro alleato.
IL GUSTO AMARO DELL’UVA, daniela colombo
Sono sublime nettare all’inizio, fiele amaro alla fine.
E’ interessante, e mi lascia tutte le volte stupito, vedere come si modificano, in peggio, i rapporti umani delle persone a me legate.
Chi ha scelto di avermi come compagno di vita mi ama follemente, le persone a lui legate invece mi odiano e mi temono.
I rapporti si sfaldano, si rovinano. Madre contro figlio, figlio contro padre, moglie contro marito, marito contro amici, sorelle, zii, cugini, tutti ma proprio tutti si allontanano, spaventati e rabbiosi.
Si allontanano dalla persona che ha scelto me come idolo. Si allontano solo dopo aver provato in tutti i modi ad allontanarmi dal mio pupillo.
Sono sempre presente nei loro discorsi, fanno di me il protagonista principale delle loro vite e accusano me della loro infelicità.
