
Quanti di voi hanno letto Dorian Gray e ne sono rimasti sconvolti e affascinati al tempo stesso?
Una storia truce, macabra e crudele sullo sfondo dell’età vittoriana: il periodo dove sono maggiormente allocate storie di fantasmi e spiriti, in una Londra spesso sporca e degradata. E’ l’epoca di Sweeney Todd e di Jack lo Squartatore. Caratterizzata da una rigidità dei costumi che nascondeva le più turpi perversioni.
Soffocante, magica e misteriosa. Periodo che non ebbe eguali nel mondo e che ancora oggi non smette mai di riservare scoperte ed aneddoti.

Il Tamigi, allora il fiume più sporco d’Europa, nascondeva segreti e ipocrisie inconfessabili. Quartieri dove nemmeno la polizia osava avvicinarsi e meta prediletta dei nobili londinesi in cerca di emozioni forti e trasgressive. Anni in cui la donna era considerata una gregaria del marito, il quale era libero di disfarsene a proprio piacimento senza tante spiegazioni.
E in una meravigliosa serata in un sabato sera di fine marzo siamo stati catapultati in questo mondo. Viaggio nel tempo e nell’opera che ne è emblema prepotente esattamente come il suo protagonista. Una magia, cullata da una narrazione appassionata, dettagliata e coinvolgente.


Descrivere Jennifer Radulovic, studiosa e divulgatrice culturale che seguo e stimo da diverso tempo, è come raccontare di una passione che trasuda da ogni poro. Non parlo della comune (e pressoché scontata) passione amorosa, ma di qualcosa ancora più incredibile: ossia il trasporto e l’amore profondo per la conoscenza. Jennifer Radulovic è questo. Trasporto, curiosità, cura delle fonti, tenacia e resilienza. Perché conosciamo tutti la povertà intellettuale che aleggia tirannica in una società dominata dall’apparenza, dove si noleggiano borse di lusso ma non si comprano libri.
Quasi come a rimarcare che conti più l’apparire che l’essere e per certi versi un po’ in costume stile vittoriano, per riprendere il tema della serata. E con una simbiosi profonda tra gli intellettuali e studiosi dell’epoca e i contemporanei: ribelli in un mondo vuoto e precostituito.
E allora, prima di raccontare del capolavoro di Oscar Wilde ecco una accurata e suggestiva descrizione di ciò che era in concreto il periodo in cui regnò una delle sovrane inglesi più longeve. Focalizzando sui punti cardine della condotta morale di ogni gentiluomo o gentildonna degna di essere chiamata tale.

Perbenismo
jennifer radulovich parlando dell’eta’ vittoriana.
Moralità
Fustigazione
Epoca governata dalla regina Vittoria, donna carismatica e determinata, caratterizzata da personaggi ambigui e ambivalenti. Dottor Jekyll e mister Hyde, Sherlock Holmes, e il personaggio Oscar Wilde. La carrellata di nomi illustri è vasta e prolifica, ma la nostra attenzione è tutta per il creatore di Dorian Gray.
Scrittore controverso e scomodo, fermo oppositore ad una becera ipocrisia e perbenismo senza senso che creò uno dei suoi capolavori durante una cena tra amici, in un clima disteso e conviviale. Permeato sempre nel profondo da un vibrante senso estetico e da una sana dose di incoscienza, che li causò non pochi problemi con la legge.
Analisi perfetta quella delineata durante la serata, in cui viene analizzata l’opera a tutto tondo nel contesto, nella genesi e rapportata alla vita dello stesso creatore.



Dorian Gray si presenta come il simbolo dell’uomo vittoriano. Dopo un’infanzia tormentata sotto la guida di un nonno che mal tollerava la presenza del nipote, relegandolo in soffitta così da limitarne la visione, il giovane decide di intraprendere una strada tutta nuova e sicuramente in linea con le regole non scritte della buona nobiltà vittoriana.
Accanto a lui due figure, diametralmente opposte: Basil, pittore ingenuo che si lega al protagonista con affetto sincero e devoto, e Lord Henry, forse il personaggio che maggiormente si avvicina alla figura di padre per Dorian. Va ricordato che il giovane è cresciuto orfano di entrambi i genitori e il nonno poteva di certo definirsi una figura degna di essere definita tale. Lord Wotton è rassicurante per Dorian, presenza amicale e confortante seppur con molteplici limiti e infinite contraddizioni.
Quest’ultimo infatti, nonostante risulti essere un buon amico, è una persona schietta e cinica che si lascia andare agli eccessi pur senza farsene dominare. Fermo immagine rappresentativo di cosa era essere un gentiluomo in quell’epoca.
Guida immorale e duce verso la perdizione di chi ha scelto di dannarsi. Predica il piacere eppure egli stesso si pone dei limiti, incantando il suo pupillo e gettandolo verso la cupa perdizione.




E, in effetti, la trama che tutti noi conosciamo porterà all’inevitabile aprendo però la strada ad una serie di profonde riflessioni. Non un semplice e straordinario racconto, ma un frammento prezioso di ciò che l’epoca stessa racconta.
Jennifer Radulovic con una maestria incredibile introduce i due elementi chiave dell’epoca, presenti nel romanzo e compagni di vita di molte persone in età vittoriana.
Amanti effimeri e compagni di sventura di molte notti dissolute.
Ma, qui mi voglio fermare. Volutamente: lo spettacolo è qualcosa di impagabile e ogni anticipazione sarebbe un torto alla sua bellezza.

Il viaggio si è concluso con tanti interrogativi oltre la trama e il racconto.
Ogni storia è sempre il prodotto combinato di tanti fattori che si avvicendano, inevitabilmente, e occorre sempre analizzare il tutto con uno spirito critico e curioso soprattutto.
Comprendere, conoscere e imparare: credo che siano questi gli elementi vincenti di un lavoro come quello di Jennifer Radulovic. Amante studiosa e appassionata di storia e dei tanti misteri che essa lascia come tracce lungo il suo corso.
Mai imparare solo per possedere nozioni, come purtroppo siamo abituati ad apprendere: occorre che gli accadimenti del passato diventino parte del proprio essere.
Evitando che la conoscenza sia fine a sé stessa e quindi pronta a riposare nel dimenticatoio .
La storia come vera maestra di vita e non semplice elenco di accadimenti.
Una missione coraggiosa, e che non può non lasciare stupiti e fascinati.
Raccontare, narrare ed appassionare ora e sempre.
Da vedere, rivedere e comprendere per imparare a guardare davvero la realtà senza i filtri che hanno sempre appoggiato sugli occhi degli uomini e che molti artisti hanno cercato in ogni modo di togliere.
Con coraggio, impegno e dedizione e senza paura e con il desiderio di comprendere oltre ogni prigione dell’ipocrisia.
