Un amore, e un santo profondamente umano.

A un tratto la loro attenzione fu catturata dalla cupola di San Pietro.
“Ha già visitato la basilica di San Pietro?”
Ci sono stato tre anni fa durante il Giubileo. Sono passato nella porta che voi chiamate “Santa.”
“Lei non è cattolico, non è vero ?”
“No, sono musulmano, e lei?”
“Sono cattolica e se non le dispiace può chiamarmi Lavinia.”

Roma caput mundi anche della fede, difatti chi non conosce San Pietro?

Il centro della cristianità e dimora del Santo Padre, un leader di fede e di importanza mondiale. Basti pensare a come il mondo sia in trepidazione ad ogni conclave.

La chiesa più grande al mondo e dove riposano le spoglie del primo rappresentante di Cristo in terra. L’iscrizione “Pietro è qui” testimonia come, partendo dal luogo del suo martirio voluto alla maniera opposta del maestro, sia nata una devozione che dura da millenni.

E oggi, il nostro viaggio parte dal raccontare uno dei personaggi più noti e straordinari di cui il mondo abbia memoria.

L’uomo che rinnegò i propri ideali e che fu il primo Papa. Una figura che, lo ammetto, mi ha sempre affascinato. Quasi trovassi una sorta di analogia in quelli uomini straordinariamente complessi eppure profondamente straordinari.

Umano e santo in ogni viscera dell’essere vicino agli ultimi e ribelle verso ogni forma di ingiustizia. I vangeli ne dipingono il ritratto di un discepolo appassionato, pragmatico e semplice. Pochi lo sanno, ma fu uno dei pochi apostoli ad essere riconoscente e mai riverente. Uno di quelli che diceva le cose storte in modo fin troppo diretto.

Dalla parte di , pur essendo il più grande di tutti.

L’uomo scelto da Dio che ne fece il capo della sua chiesa.

Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarea di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». 
 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Matteo 16,13-20

Ma chi era il famoso “pescatore di anime”?

Innanzitutto, Pietro non nasce come Pietro ma Simone, il cui significato, in ebraico, era “Dio ha ascoltato”.

Figlio di Giovanni (Giona), nacque tra l’anno 2 e 4 d.C, a Bethsaida, città situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, in Galilea.

Secondo Clemente Alessandrino sua moglie seguì il marito durante le sue predicazioni, ma morì martire prima di lui. Nel Vangelo è citata solo la suocera che Gesù guarì “dalla febbre”. I Vangeli apocrifi raccontano che aveva una figlia di nome Petronilla, la mitica santa. San Francesco di Salesa riferì che era la figlia spirituale, non la sua vera figlia.

Fu il fratello Andrea ad introdurre Simone al profeta Gesù, consapevole della grandezza e della rivoluzione che accompagnava le predicazioni del figlio di Dio.

Gesù conosceva già Pietro e, per predicare, gli chiese di salire sulla sua barca invitando poi i pescatori a raggiungere il largo e a gettare le reti. Sebbene non avessero pescato nulla durante tutta la notte, Pietro obbedì con sollecitudine. La pesca fu miracolosa.

Sottomesso, Pietro si prostrò ai piedi di Gesù che gli annunciò che da quel momento sarebbe diventato “pescatore di anime”.  La risposta dei primi discepoli fu di abnegazione assoluta: “Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono”.

Famosissima fu la negazione dell’uomo quando, alla vigilia della passione venne interrogato, ed affermò di non conoscere il maestro.

L’episodio che lo rese celebre ed incredibilmente umano agli occhi dei fedeli.

Ebbe probabilmente paura, esattamente come molti al suo posto.

 “Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò“.Gesù gli disse: “In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte“.Ma egli, con grande insistenza, diceva: “Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò”. Lo stesso dicevano anche tutti gli altri apostoli.

Dopo la morte di Gesù divenne uno dei più attivi predicatori della parola del Signore, conosciuto in ogni angolo dell’impero romano. E la sua vicenda è nota a tutti, ma è sempre una cosa preziosa ricordarla per onorare la vita di uno dei più grandi.

Nell’anno 64 Roma fu incendiata. Di quest’azione furono accusati i cristiani che furono perseguitati da Nerone. Perseguitato anche Pietro, fu catturato dai soldati dell’imperatore e rinchiuso nel carcere Mamertino. Fuggito dal carcere, Pietro si diresse verso la via Appia, ferito ad una gamba per la stretta delle catene. Secondo la tradizione, nei pressi delle terme di Caracalla avrebbe perso la fascia che gli stringeva la gamba. Catturato nuovamente dai soldati dell’imperatore, fu crocifisso.

Lo storico cristiano Origene diffuse la prima notizia che Pietro fu crocifisso nel circo Neroniano per volontà di Nerone con la testa in giù perché ebreo: tuttavia prese piede anche la teoria che l’uomo rifiutò di essere sepolto nella maniera classica in quanto indegno agli occhi del venerabile maestro.

Secondo la tradizione, trasmessa da Girolamo, Tertulliano, Eusebio e Origene, Pietro fu crocifisso sul colle Vaticano fra il 64 e il 67 d.c.

In mancanza di testimonianze documentarie certe sulla data della morte di Pietro, la tradizione l’ha fissata al 29 giugno.

L’apostolo Pietro fu sepolto nelle vicinanze dell’obelisco del circo di Nerone, (quello che anticamente si trovava all’esterno dell’attuale sagrestia della basilica ed ora al centro di piazza San Pietro), dove rimase fino al 258 quando, per mettere al sicuro le spoglie durante la persecuzione di Valeriano, esse furono trasferite nelle catacombe di San Sebastiano assieme ai resti di Paolo.

Un secolo più tardi papa Silvestro I ripristinò le antiche sepolture e Pietro tornò in Vaticano nel luogo in cui Costantino fece poi costruire la primitiva basilica. Durante gli scavi archeologici effettuati nelle grotte vaticane a partire dal 1939 e fortemente voluti da Pio XII, in corrispondenza dell’altare della Basilica Vaticana di San Pietro a Roma, fu individuata un’edicola, ritrovata nel cosiddetto “muro rosso”, su cui era leggibile il graffito “Пέτρος ενι” “Pietro è qui”

Anche se le prove non erano certe, tuttavia, gli indizi erano tali da confermare che l’edicola doveva effettivamente essere la tomba di Pietro.

Che molti racconti e aneddoti siano romanzati, veri o presunti poco importa. Pietro fu, è e rimarrà per sempre l’uomo che rese la sua vita, umile e semplice, straordinaria nelle mille imperfezioni che solitamente accompagnano ogni essere umano.

Unico nelle sue fragilità e fermo nella fede. Eroe per molti versi, e uomo semplice per molti altri.

Il fondamento di una chiesa che dovrebbe ripartire dal suo insegnamento.

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