
Uno dei primi appuntamenti della settimana santa è la celebrazione dell’Ultima Cena di Gesù in cui il profeta si raccoglie assieme ai discepoli prima che l’atto estremo si compia.
I vangeli narrano di un clima “sospeso” e solenne, dove gli uomini non comprendono appieno cosa realmente accadrà. Mentre Gesù è perfettamente consapevole di quello che avverrà.
Gli episodi sono noti a tutti; Pietro si agita ribadendo la lealtà verso il Maestro e Giuda se ne va, decretando il destino di traditore ad perpetuum.
Ma vi è un episodio, spesso ricordato e riprodotto quasi meccanicamente, che è emblema di questa ricorrenza. Stiamo parlando della lavanda dei piedi.
Ma quale è il suo significato?

La lavanda dei piedi ha un significato molto antico, e per comprenderlo appieno è necessario fare una breve premessa storica sul contesto culturale ebraico. Difatti, Gesù era ebreo e pertanto il gesto richiama perfettamente e simbioticamente alla tradizione in cui egli cresciuto.
La Palestina era una terra principalmente desertica, dove non era inusuale trovare diverse strade polverose e secche. Inoltre, a causa delle elevate temperature, i sandali erano le calzature più utilizzate durante l’anno con qualche sporadica eccezione durante l’inverno e nelle occasioni festive.
Era un segno di rispetto e di accoglienza accogliere un ospite proprio con un catino d’acqua, dove i suoi piedi venivano lavati dalla polvere o da uno schiavo o dal padrone di casa.
Questo gesto era compiuto anche in famiglia, soprattutto dai figli e dalle mogli nei confronti dei padri o dei mariti. Segno di rispetto e affetto profondo verso un membro, in particolare nei confronti degli anziani, considerati la culla della propria comunità.

Nell’Antico Testamento sono diversi i riferimenti a questa pratica, che con il profeta Samuele diventa anche un simbolo di grande umiltà da parte di chi lo esercita.
Nel momento in cui Gesù, prima dell’Ultima cena, decide di fare lo stesso, si ricollega così a una tradizione religiosa di lunga durata, ma compie anche un gesto estremamente concreto e tipico della sua cultura.
Nei Vangeli, in effetti, si racconta lo stupore dei discepoli di fronte a questo atto, che rappresenta proprio l’umiltà e la volontà di Gesù di mettersi a servizio dell’umanità.
Segno rivoluzionario di un figlio di Dio che diventa parte dell’universo umano.
Primo nell’animo ma sempre presente tra gli ultimi.
Decretando con questo atto la consacrazione di una vita votata al bene comune, consapevole che dopo poche ore verrà ucciso, torturato e umiliato dal suo stesso popolo.
Consentitemi fare questo piccolo appunto; la Chiesa è ossessionata nel rimarcare i precetti, i dogmi e i cerimoniali senza fermarsi su quanto davvero possa essere potente l’insegnamento di Gesù.
Si celebra la lavanda dei piedi quasi meccanicamente per tradizione senza analizzare ciò che realmente è.La fede non è solo celebrare una festa o conoscere ogni preghiera, ma comprendere il motivo intrinseco e l’anima di ogni gesto.
Perché Gesù e i suoi discepoli ci hanno dato qualcosa di unico, straordinario e rivoluzionario: non fermiamoci mai a quello che ci dicono.
Le scritture raccontano sempre qualcosa di infinito oltre ogni possibile interpretazione teologica.

