
Spesso i temi religiosi sono estremamente scomodi da trattare e ancora di più rappresentare in chiave cinematografica. Vuoi per una sorta di aberrante politicamente corretto che aleggia quasi tirannico ovunque, vuoi perché argomento che spesso viene osteggiato a prescindere.
Gesù e la passione sono stati rappresentati innumerevoli volte e tutte con una forma assolutamente diversa, nonostante l’evoluzione della trama fosse sempre la medesima.
Produzioni e frutto di correnti e stili diversi che hanno regalato sempre interpretazioni differenti e anche coraggiosamente innovative.
Oggi il nostro viaggio racconterà delle diverse e più note produzioni cinematografiche.

Partiamo da uno dei miei preferiti, Il Re dei Re con Jeffrey Hunter del 1961. Film fedele alle scritture canoniche e non solo. I tratti somatici del protagonista sono molto simili a quelle delle riproduzioni cristiane. Il film è bello, intenso, non eccedendo troppo nella sofferenza.
Gesù ha uno sguardo magnetico e che sembra guardare dentro al cuore di ognuno.
Un film da vedere sicuramente.

Nel 1988 è la volta di Martin Scorsese, regista conosciuto ed apprezzato in ogni dove nel globo, che si cimentò nel ritrarre un Gesù umano e straordinario nell’Ultima Tentazione di Cristo.
Rottura per molti versi, e scandalo per il cinema. Tuttavia non si può negare la bravura dell’interpretazione di Willem Dafoe di un Cristo uomo e complesso. Diviso tra il suo essere uomo e il dover adempiere a ciò che il destino ha voluto per lui.
Straordinario, coraggioso e necessario.

Quello che ho rivalutato è invece La passione di Cristo del 2004 diretto da Mel Gibson. Un film che venne accusato di antisemitismo, eccessivo splatter e imprecisioni. Aldilà di ogni possibile e spesso futile polemica, è innegabile che questo film descriva un dolore disumano passato da un uomo. Jim Caviezel, che ebbe non poche difficoltà durante le riprese, racconta di un martirio aldilà di ogni umana tolleranza. E per i detrattori, le ferite inferte furono ispirate dalla Sacra Sindone. La quale, ed è bene ricordarlo, non aveva nemmeno un centimetro di pelle libero da piaghe e torture.
Non una visione facile, ma pregna del messaggio che questo abominio sia il preludio alla vera rinascita di vita.

Sul filone della moda di quegli anni, nel 1973 arriva nelle sale Jesus Christ Superstar, una rivisitazione musical della passione e della nascita di Cristo con Tim Rice ai testi e Andrew Lloyd Webber alla musica. La trama del film racconta l’ultima settimana della vita di Cristo prima della crocifissione. Ted Neeley al suo esordio cinematografico, per il ruolo di Gesù ottenne un buon riconoscimento e venne candidato ad un Golden Globe.
Non rientra tra i miei preferiti, ma è innegabile quanto spesso la cultura del periodo possa influenzare anche le scelte stilistiche di artisti e registi e ovviamente questo film ne è emblema.

Per noi italiani è doveroso citare anche due produzioni cinematografiche importantissime.
La prima fu sceneggiato televisivo Gesù di Nazareth di Franco Zeffirelli che ancora oggi è forse quello maggiormente ricordato nel nostro paese. Zeffirelli inizialmente prese in considerazione l’idea di Dustin Hoffman e Al Pacino per il ruolo di Gesù, ma scelse infine come protagonista Robert Powell. Il quale, era un personaggio assolutamente sopra le righe ma molto simile all’immagine dell’iconografia classica cristiana.
Convivendo senza essere sposato, si attirò molte critiche fino a convolare a nozze prima durante le riprese. Nel 1978, anno di produzione della pellicola, si attuò il referendum a favore del divorzio: simili comportamenti nel paese che “ospitava” il Vaticano erano molto mal visti.
Pellicola molto bella e diretta magistralmente, ma a mio avviso molto canonica e poco coraggiosa nel voler approfondire l’umanità intima di Cristo.

Infine, Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini, del 1964. Opera che precorreva i tempi e che non venne mai apprezzata del tutto, sicuramente per la personalità di un regista controverso e magnetico.
Gesù è uomo, rivoluzionario e paga per aver spinto il popolo alla ribellione pacifica da un nemico oppressore. La sua risurrezione è interpretata come una rivincita del bene umano sul male.
I richiami alla fede sono molteplici ma è chiaro quanto sia predominante l’intento umanista del regista: ossia quello che Gesù sia intrinsecamente e profondamente essere umano. Non solo figlio di Dio, ma fattosi umano in tutto e per tutto vicino ai suoi simili.
Difficile, controversa e unica.

La Passione e la Resurrezione di Cristo sono argomenti su cui posa le fondamenta di un culto mondiale. Gesù affascina e incuriosisce per il messaggio potente e rivoluzionario che trasmette. Pace e amore in un mondo tormentato da guerre e conflitti, non molto diverso da quello che si vive ora.
Ho sempre raccomandato la lettura di tutti i Vangeli sia canonici che apocrifi per approfondire la vita del profeta che non era solo “un porgi l’altra guancia”. Avendo tradotto il discorso della montagna, trovo in ogni parola di questa figura straordinaria qualcosa di unico e prezioso ogni volta.
Una delle prime figure che esortò ad amare la giustizia e a battersi per essa fino alla fine, attraversati da una passione che pochi possono avere il privilegio di vivere.
Forse per questo che la sua storia non è mai venuta meno in questo desiderio di raccontarla.
La storia di un sogno che si è fatto uomo, rinascendo dopo una morte atroce per donare speranza a chi non sa nemmeno cosa sia un conforto nel cuore.
Il vero messaggio della Pasqua non è mai stato il dolore, ma la rinascita a vita nuova nel segno dell’amore.
E meno male che, a volte, i film lo ricordano con meravigliosa enfasi.

