Un film che profuma di speranza

Pochi film mi hanno trasmesso emozioni forti come questo: sicuramente il ricordo di momenti felici ha la sua parte. A Ben- Hur è legata la mia infanzia e le tradizioni pasquali.

Per quanto mi sia sforzata di apprezzare la produzione recente, la versione del 1950 con Charlton Heston rimarrà quella del mio cuore. Innegabile quanto un titano della recitazione come l’attore californiano sia straordinario e potente nel messaggio che questa pellicola trasmette.

Una storia permeata di quel senso salvifico non a divinis ma grazie alla perseveranza di un uomo e della sua sete di giustizia. Apparentemente sullo sfondo, la figura di Gesù e la fama crescente che sembrano non scalfire il protagonista ma che in realtà riappacificano la sua

Giuda Ben-Hur è un ricco principe e mercante giudeo che, per difendere il suo popolo, entra in contrasto con Messala, suo vecchio amico d’infanzia.

Durante la parata di benvenuto, dalla terrazza della casa di Ben-Hur, da cui è affacciata la sorella Tirzah, cadono accidentalmente delle tegole proprio sul governatore. Accusate di aver attentato alla vita del governatore, pur sapendo della loro innocenza, Valerio Grato e Messala fanno imprigionare Tirzah e sua madre Miriam e condannano Ben Hur alla schiavitù come rematore nella flotta imperiale.

Mentre Ben Hur è in cammino verso il suo destino con gli altri schiavi, il gruppo si ferma nei pressi di un pozzo. I sorveglianti concedono ai prigionieri di dissetarsi, ma non a Ben Hur, a cui Messala non fa lesinare trattamenti “speciali”: egli è però soccorso dal Messia, che si mostra misericordioso e porge dell’acqua allo sfortunato ex principe.

Dopo quattro anni di lavori forzati, la nave su cui Ben Hur è costretto ai remi in catene, viene coinvolta in una battaglia navale, durante la quale egli riesce a salvare la vita al console romano Quinto Arrio, caduto in mare; la battaglia è vinta dai Romani e così Arrio, riconoscente, libera Ben Hur e lo conduce con sé a Roma, adottandolo come figlio.

Charlton Heston (1923 - 2008, left) as Judah Ben-Hur, and Jack Hawkins (1910 - 1973) as Quintus Arrius, in 'Ben-Hur', directed by William Wyler, 1959. (Photo by Silver Screen Collection/Getty Images)

A Roma, Ben-Hur diventa campione delle corse con le quadrighe, ma il pensiero per la sorte della madre e della sorella continua a non dargli pace, cosicché decide di tornare nella sua terra natia. Durante il tragitto verso Gerusalemme Ben-Hur incontra Baldassarre, uno dei Magi, il quale si sta recando in Giudea per vedere il Messia.

Il vecchio Re magio fa conoscere a Ben-Hur Ilderim, il quale gli propone di correre per lui nella grande corsa delle quadrighe in programma a breve: sapendo che alla corsa parteciperà anche Messala, Ben-Hur accetta, meditando nell’occasione di vendicarsi per la sorte della madre e della sorella e per la condanna ingiustamente subita.

Ritornato nel frattempo nella sua vecchia dimora di famiglia, Ben-Hur vi ritrova l’anziano e fedele amico Simonide, e la di lui figlia Ester, da sempre innamorata di Ben-Hur e da anni in attesa del suo ritorno.

Ester tace a Ben-Hur la triste sorte della madre e della sorella, che sono ancora vive ma che durante la prigionia hanno contratto la lebbra, raccontandogli invece che Miriam e Tirzah sono morte da tempo in carcere, bugia che Ester escogita per risparmiare ulteriore dolore a Ben-Hur e per proteggere le due donne.

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Distrutto dal dolore, Ben-Hur giura vendetta contro Messala e affronta eroicamente la corsa delle quadrighe, uscendone vincitore nonostante il comportamento scorretto di Messala, che tenta più volte di sopraffarlo. Lo stesso Messala viene calpestato dai cavalli di un altro carro in gara e rimane mortalmente ferito.

Negli ultimi istanti di vita, tra terribili sofferenze, Messala rivela a Ben Hur che Miriam e Tirzah sono in realtà ancora vive, ma che si trovano confinate nella valle dei lebbrosi poco fuori dalla città.

Nonostante la ferma opposizione di Ester e incurante del pericolo di contagio, Ben-Hur si reca più volte da loro e, disperato, le conduce a vedere il passaggio di Gesù, che proprio in quei momenti sta compiendo la Via Crucis.

Alla morte di Cristo, Miriam e Tirzah scoprono di essere miracolosamente guarite dalla lebbra e riabbracciano Ben-Hur ed Ester. Il film si conclude con un pastore che pascola il proprio gregge, con sullo sfondo il Golgota e le tre croci vuote.

Film che racconta dalla vita straordinaria di un principe distrutto dagli eventi ma che, grazie ad un destino imprevedibile ed alla sua forza, ha saputo risorgere ad una vita nuova.

Libero da risentimento ed odio verso chi lo aveva distrutto.

Insegnamento di come nulla può dirsi perduto se nel cuore riposa la speranza di un domani migliore.

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