
Una bellissima sorpresa e scoperta. Il dialogo tra due mondi diversi.
Il cardinale Jorge Maria Bergoglio, secondo classificato nelle elezioni che hanno portato all’elezione di Joseph Ratzinger, che arriva a Roma per ottenere l’approvazione del papa per le sue dimissioni. Trattenuto a Castel Gandolfo, viene messo alla prova dall’anziano e malato pontefice, che ha in mente proprio il suo rivale per la successione. La Chiesa ha bisogno di riforme e l’unico che può accollarsele in un momento devastante (abusi coperti, crack finanziario, crisi di autorevolezza…) è un uomo di rottura completamente diverso da lui.

Attraverso lo sguardo vorticoso di Fernando Meirelles, I due papi si pone come una scatenata e inattesa lettura di un episodio fondamentale nella storia della cristianità, riuscendo a dosare la commedia umana.

Se I due papi è una lezione di recitazione, la è perché Jonathan Pryce e Anthony Hopkins dimostrano cosa si può fare con una sapiente sceneggiatura. Senza schierarsi da una parte o dall’altra, il film sviluppa visivamente il contesto geostorico di Bergoglio, aderendo al tessuto urbano e umano di quel posto alla “fine del mondo” evocato da Francesco sul balcone, e lascia fuori campo tutto ciò che è estraneo al perimetro curiale nel ragionare attorno a Ratzinger.

In questo modo, gli spettacolari Pryce e Hopkins hanno l’opportunità di scandagliare la complessità di due figure tridimensionali: il primo porta sul volto bonario il rimorso dei peccati e, ripreso dal basso, s’impone sulla scena come un corpo al servizio della cristianità, un eterno penitente che investe se stesso per invocare il perdono; il secondo, sempre più piccolo, è in tutto e per tutto un principe della Chiesa, un politico raffinato e machiavellico che deve combattere con fantasmi per troppo tempo silenziati.

E, infatti, anche qui il rumore sordo della vergogna incede quando Ratzinger si svela, al contrario della circostanziata confessione di Bergoglio che, quasi per arrivare al soglio in purezza, racconta tutto e tutto vediamo per scoprire la fallibilità di colui che è per definizione infallibile. Sotto l’apparenza di una sorridente sfida tra due uomini che la pensano diversamente, I due papi è una disanima sorprendente della crisi di una Chiesa in calo di fedeli e priva di “venditori” davvero convinti del “prodotto” da propagandare (lo stesso Bergoglio così si definisce).

Un film prezioso, potente e testimone di quanto la storia sia fatta da uomini pregni di tante contraddizioni e sfaccettature.
Da vedere e comprendere.

