
Prima di scrivere questo articolo ci ho riflettuto a lungo.
Non è facile, in un paese dove il pensiero va a compartimenti stagni secondo credo politico, raccontare una storia scomoda.
E quella di Sergio Ramelli è una vicenda controversa.
Perché, e me ne vergogno, ogni partito sembra avere il monopolio sulle sue vittime che vengono odiate dalla fede avversaria.
La guerra ipocrita delle parti dove ogni fazione si ritiene la parte buona, migliore e santa mentre ritiene l’opposto il male assoluto.
Senza che mai possa essere una sinergia o qualcosa possa trascendere il tutto.
Basta vedere le tragedie come questa.

Emblema di come imperversi una dicotomia diabolica tra le parti politiche.
Chi era Sergio Ramelli?
Uno studente come tanti, con passioni, idee e speranze per il futuro. Venne ucciso per colpa delle futili e meschine lotte che spesso alimentano le parti.
Questo libro analizza perfettamente la vicenda, in chiave giornalistica e analitica, ripercorrendo fatti e scoprendo diversi documenti ed atti processuali.
Non facendo sconti a nessuno.
Esattamente come dovrebbe fare un lavoro storico accurato e preciso.
Ne avevamo profondamente bisogno per onorare la verità e il rispetto, senza strumentalismi beceri.

Denuncia prepotente di quanto la violenza possa prevaricare ogni forma di rispetto e umanità.
Esortazione a guardare ogni storia con occhio analitico e critico, scevro da ogni credo politico o altro.
E questa dovrebbe essere uno degli insegnamenti alla base della nostra società.
Scoprire, conoscere per amore della verità, oltre ogni cosa.

