La Dalia Nera

E’ uno dei casi più emblematici e misteriosi della storia del cinema di Hollywood.

Tormentato e macabro al tempo stesso. La sua protagonista fu una delle poche attrici ad essere maggiormente celebrata dopo la morte piuttosto che in vita.

E in fatto di vicissitudini, l’esistenza della Dalia Nera non fu per nulla semplice e lineare nonostante una bellezza prorompente ed elegante al tempo stesso.

Voleva diventare una star, forse per cercare quella rivalsa sociale che mai il destino le regalò nel suo breve passaggio sulla terra.

Per tutti fu la Dalia Nera, eppure quasi nessuno si interrogò mai su chi si celasse davvero dietro ad un corpo buttato in un prato come un manichino rotto.

Elisabeth Short, di appena ventitré anni, nacque Boston il 29 luglio 1924.

Genitori separati, la madre viveva a Medford, nel Massachusetts, il padre a Vallejo, in California. A diciannove anni la giovane era stata arrestata dalla polizia di Santa Barbara perché trovata ubriaca fuori a una birreria. Ancora minorenne, era stata subito rilasciata.

I rapporti con il padre e la madre furono sempre tormentati ed irrisolti. Per raccogliere informazioni sulla vittima, un giornalista telefonò alla madre fingendosi un celere impiegato dell’anagrafe salvo poi comunicarle, in un modo assolutamente discutibile, la morte della figlia.

Un solo grande amore per questa giovane donna.

A metà degli anni Quaranta aveva conosciuto Matthew M. Gordon Jr, maggiore dell’Aeronautica, che le aveva chiesto di sposarla in una lettera che Elisabeth conservò sempre in un cassetto.

Era morto, però, il 10 agosto 1945, nel corso di un’azione aerea.

Perso un grande amore ed un’occasione di riuscire ad uscire da una povertà odiata e disprezzata, Elisabeth decise di trasferirsi nella terra dei sogni.

N 1946, arrivò trasferita a Los Angeles. Le era stato attribuito il soprannome di “Dalia Nera”, in seguito ripreso dall’autore delle missive anonime e dai giornalisti, perché aveva l’abitudine di vestire di nero e per il suo interesse per il noir La dalia azzurra, scritto da Raymond Chandler e diretto da George Marshall, distribuito nelle sale cinematografiche proprio quell’anno.

Le difficoltà incontrate nel tentativo di affermarsi a Hollywood, l’avevano ben presto costretta, per mantenersi, a girare brevi film pornografici, all’epoca illegali negli Stati Uniti.

Una vita simile a quella di tante aspiranti star che in un’epoca di tutele pressoché assenti, finivano nelle grinfie di produttori senza scrupoli e uomini di malaffare.



Nel gennaio del 1947, il corpo di Elizabeth Short, fu trovato brutalmente assassinato in un terreno abbandonato a Los Angeles su un terreno non edificato sul lato ovest di South Norton Avenue, tra Coliseum Street e la West 39th Street.

Venne scoperto attorno alle 10 di mattina, dalla signora Betty Bersinger mentre stava passeggiando con la figlia di tre anni.

Ad un primo sguardo, la signora sembrò scorgere un manichino, rotto in due pezzi: inutile dire che avvicinandosi, la malcapitata scoprì, con orrore profondo, che si tratta del cadavere di una giovane donna.

Il corpo di Elisabeth era stato chirurgicamente tagliato a metà, dissanguato e posato con inquietante precisione. Presentava profonde lacerazioni sul volto, due tagli ai lati della bocca sembrano riprodurre il cosiddetto Glasgow smile, verosimilmente una sorta di rituale in uso presso certe bande criminali.

Le viscere risultano mancanti, e il sangue fu drenato dal corpo: un chiaro segnale che venne torturata in modo atroce, e si ebbe tutto il tempo di eliminare le tracce più evidenti.


Oltre 150 sospettati furono indagati, da medici a vagabondi a figure oscure legate all’industria cinematografica. Circolavano voci su relazioni segrete, amanti gelosi e corruzione nascosta. I media sensazionalizzarono ogni dettaglio, trasformando la tragica vita di Elizabeth in uno spettacolo. Eppure, nonostante decenni di libri, confessioni e teorie del complotto, nessuno fu mai accusato del suo omicidio.  Il caso della Dalia Nera resta ancora oggi irrisolto, un’inquietante testimonianza di come fama, ambizione e violenza si intrecciassero nella Città degli Angeli.

Tra i sospettati si annoverano: Robert M. Manley, l’ultimo ad aver visto Beth in vita, il cui alibi tuttavia si rivela solido; Walter Bayley, chirurgo di Los Angeles, vissuto, fino all’ottobre 1946, nel quartiere in cui è stato ritrovato il corpo di Elizabeth, amica di sua figlia; George Hodel, medico, sottoposto infruttuosamente a indagine nell’ottobre 1949, in seguito a un’accusa di molestie da parte della figlia quindicenne Tamara. Il figlio di Hodel, Steve, ex detective della Sezione Omicidi della Polizia di Los Angeles, sosterrà in seguito che il padre fosse autore, oltre che dell’omicidio della Dalia Nera, di una serie di delitti rimasti irrisolti.

La vicenda, i tratti caratterizzanti il delitto, il contesto in cui è avvenuto, si rivelano una efficace fonte di ispirazione per scrittori e registi. Nel 1953, Fritz Lang gira il noir Gardenia blu (The Blue Gardenia), con Anne Baxter, Richard Conte, Ann Sothern e Raymond Burr, il cui titolo rimanda direttamente alla Dalia. Nel 1973 viene realizzato per la televisione Chi è Black Dahlia? (Who is the Black Dahlia?), diretto da Joseph Pevney e interpretato da Efrem Zimbalist Jr., Ronny Cox, Macdonald Carey e Lucie Arnaz.

Nel 1987 James Ellroy dedica alla vicenda di Elizabeth Short uno dei suoi romanzi più famosi e ispirati, Dalia Nera (The Black Dahlia), pubblicato in Italia nel 1989 , da cui, nel 2006, Brian De Palma (ScarfaceGli intoccabiliOmicidio in diritta) trarrà l’omonima trasposizione cinematografica, con Josh Hartnett, Scarlett Johansson, Aaron Eckhart, Hilary Swank e Mia Kirshner.

Una vicenda che segnò profondamente l’America e la sfavillante industria di Hollywood.

Storia che mai ebbe giustizia, se non nelle pagine di libri e nei film.

E di questo, ne parleremo quanto prima.

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