
Oggi racconto di una donna che sfidò le regole di una società chiusa e conformista di inizio novecento.
Francesca Mirabile Mancusio ha precorso i tempi e dimostrato che la caparbietà è l’arma vincente contro un destino, troppo spesso, già scritto.
Fu infatti la prima italiana a conseguire la patente di guida.

Nata nel 1893 a Caronia, provincia di Messina, da una famiglia di ricchi possidenti terrieri, già per i sedici anni ricevette come regalo dal padre (cavalier Luigi Mancusio) una “Isotta Franchini”, una delle auto più prestigiose del tempo dal valore di 14.500 lire. E nel 1913 superò l’esame, che si svolse sul Monte Pellegrino, grazie al quale conseguì il “certificato di idoneità a condurre automobili con motore a scoppio“, che le fu rilasciato dalla Prefettura di Palermo. Evento che venne visto con molto astio dalla comunità, e che contribuì a far ottenere alla donna l’epiteto (becero) di “strega al volante”.
Assurdo, ma purtroppo attuale per quei tempi.

Vi sono alcune dispute su quale donna fosse effettivamente stata la prima titolare della licenza di guida.
Ernestina Prola ottenne una licenza e prima di lei era stata presa, fra le altre, dalla principessa Carolina Cassini Sforza di Roma (1902) e dalla contessa Emma Corinaldi Treves di Padova (1903). Invece il documento della Mancusio, poi sposa dell’avvocato Ignazio Mirabile, è da considerarsi una vera e propria patente antenata delle odierne. Ciò la decreto come una vera pioniera in questo campo.
È però doveroso constatare il perfezionamento della norma in materia avvenuto con la legge nº 798 del 30 giugno 1912, cioè cinque anni dopo la licenza della Prola e uno prima di quella della Mancusio, che determinò le disposizioni sulla circolazione delle automobili e che per la prima volta parlò di “certificato di idoneità alla guida“.
Una grande donna, il cui sogno oltrepassò tempo e convenzioni.
Esattamente come dovrebbe essere ogni aspirazione: libera e determinata.

