L’ipocrisia di un finto inno al femminismo.

Fin dalle prime scene, ho esclamato: ” cosa è questa cagata”?

Seriamente, se vogliamo mandare un messaggio femminista attraverso Barbie siamo molto fuori strada. Innanzitutto, se è vero che Barbie può essere astronauta, avvocato e presidente è vero anche che si parla sempre di una donna perfetta, magra e senza un briciolo di imperfezione.

E quindi, lo stereotipo peggiore.

Superdonna, super mamma e super professionista.

In poche parole, la perfezione che non esiste.

Nel cast nomi di tutto rispetto come Margot Robbie, America Ferrera e persino Hellen Mirren come voce narrante.

Ryan Gosling è lo sfigato Ken che si bea del patriarcato ottenuto e dell’amore per i cavalli diventando uno dei più cringe cowboy che si possano desiderare.

La trama inizia nello sfavillante e perfetto mondo delle bambole, padrone indiscusse e automi della perfezione in casa, nel portamento e nel sorriso.

Un paradiso dove le donne sono protagoniste e gli uomini bambolotti sottomessi.

Solo due nomi per tutti: Barbie e Ken. Apparte Alan, interpretato dal ceruleo Michel Cera la cui espressione costante per tutto il film rende bene quanto il tutto sia folle e disarmonico.

Barbie ha un crisi (di mezza età?) dovuta ad una bambina che sta facendo pensieri tristi su di lei e perciò decide di recarsi nel mondo reale.

Quest’ultimo è rappresentato, se vogliamo, ancora peggio di quello della protagonista.

Will Farrell è una macchietta abbastanza scontata del manager misogino e immaturo della Mattel. Quest’ultima industria raccontata come il quartier generale del KGB dove tutti sono vestiti uguali e si muovono a tempo.

Salvo solo la Barbie stramba, che ritengo la più normale di tutti.

Inutile dire che è un prodotto assolutamente frivolo e di poco spessore.

Da vedere se volete spegnere il cervello per qualche ora e colorarlo di rosa.

E come sempre, lasciando l’amaro in bocca per l’occasione amaramente sprecata.

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