Difendete le vostre idee, anche se queste potranno costarvi la morte -3

Presidente “Concluda, onorevole Matteotti. Non provochi incidenti!”.
MatteottiIo protesto! Se ella crede che non gli altri mi impediscano
di parlare, ma che sia io a provocare incidenti, mi seggo e non parlo!

Approvazioni a sinistra – Rumori prolungati

Presidente “Ha finito? Allora ha facoltà di parlare l’onorevole Rossi…”.
MatteottiMa che maniera è questa! Lei deve tutelare il mio diritto di
parlare! lo non ho offeso nessuno! Riferisco soltanto dei fatti. Ho diritto
di essere rispettato!

Rumori prolungati, Conversazioni
Casertano presidente della Giunta delle elezioni “Chiedo di parlare”.

Presidente “Ha facoltà di parlare l’onorevole presidente della Giunta delle
elezioni. C’è una proposta di rinvio degli atti alla Giunta”.

Matteotti Onorevole Presidente!…”.
Presidente “Onorevole Matteotti, se ella vuoi parlare, ha facoltà di continuare,
ma prudentemente”.

Matteotti “Io chiedo di parlare non prudentemente, né
imprudentemente, ma parlamentarmente!”.

Presidente “Parli, parli”.
Matteotti I candidati non avevano libera circolazione…

Rumori. Interruzioni

Presidente “Facciano silenzio! Lascino parlare!”.
Matteotti “Non solo non potevano circolare, ma molti di essi non
potevano neppure risiedere nelle loro stesse abitazioni, nelle loro stesse
città. Alcuno, che rimase al suo posto, ne vide poco dopo le
conseguenze. Molti non accettarono la candidatura, perché sapevano
che accettare la candidatura voleva dire non aver più lavoro l’indomani
o dover abbandonare il proprio paese ed emigrare all’estero (Commenti)”.

Una voce “Erano disoccupati!”.

Matteotti “No, lavorano tutti, e solo non lavorano, quando voi li
boicottate

Voci da destra “E quando li boicottate voi?”.

Farinacci “Lasciatelo parlare! Fate il loro giuoco!”.
Matteotti Uno dei candidati, l’onorevole Piccinini, al quale mando a
nome del mio gruppo un saluto… (Rumori)”.

Voci “E Berta? Berta!”.

Matteotti “… conobbe cosa voleva dire obbedire alla consegna del
proprio partito. Fu assassinato nella sua casa, per avere accettata la
candidatura nonostante prevedesse quale sarebbe – stato per essere il
destino suo all’indomani. (Rumori) Ma i candidati – voi avete ragione di
urlarmi, onorevoli colleghi – i candidati devono sopportare la sorte della
battaglia e devono prendere tutto quello che è nella lotta che oggi
imperversa. lo accenno soltanto, non per domandare nulla, ma perché

anche questo è un fatto concorrente a dimostrare come si sono svolte
le elezioni. (Approvazioni all’estrema sinistra) Un’altra delle garanzie più
importanti per lo svolgimento di una libera elezione era quella della
presenza e del controllo dei rappresentanti di ciascuna lista, in ciascun
seggio. Voi sapete che, nella massima parte dei casi, sia per disposizione
di legge, sia per interferenze di autorità, i seggi – anche in seguito a tutti
gli scioglimenti di Consigli comunali imposti dal Governo e dal partito
dominante – risultarono composti quasi totalmente di aderenti al partito
dominante. Quindi l’unica garanzia possibile, l’ultima garanzia esistente
per le minoranze, era quella della presenza del rappresentante di lista al
seggio. Orbene, essa venne a mancare. Infatti, nel 90 per cento, e credo
in qualche regione fino al 100 per cento dei casi, tutto il seggio era

fascista e il rappresentante della lista di minoranza non poté presenziare
le operazioni. Dove andò, meno in poche grandi città e in qualche rara
provincia, esso subì le violenze che erano minacciate a chiunque avesse
osato controllare dentro il seggio la maniera come si votava, la maniera
come erano letti e constatati i risultati. Per constatare il fatto, non
occorre nuovo reclamo e documento. Basta che la Giunta delle elezioni
esamini i verbali di tutte le circoscrizioni, e controlli i registri. Quasi
dappertutto le operazioni si sono svolte fuori della presenza di alcun
rappresentante di lista. Veniva così a mancare l’unico controllo, l’unica
garanzia, sopra la quale si può dire se le elezioni si sono svolte nelle
dovute forme e colla dovuta legalità. Noi possiamo riconoscere che, in
alcuni luoghi, in alcune poche città e in qualche provincia, il giorno delle
elezioni vi è stata una certa libertà. Ma questa concessione limitata della
libertà nello spazio e nel tempo – e l’onorevole Farinacci, che è molto
aperto, me lo potrebbe ammettere – fu data ad uno scopo evidente:

dimostrare, nei centri più controllati dall’opinione pubblica e in quei
luoghi nei quali una più densa popolazione avrebbe reagito alla violenza
con una evidente astensione controllabile da parte di tutti, che una certa
libertà c’è stata. Ma, strana coincidenza, proprio in quei luoghi dove fu
concessa a scopo dimostrativo quella libertà, le minoranze raccolsero
una tale abbondanza di suffragi, da superare la maggioranza – con
questa conseguenza però, che la violenza, che non si era avuta prima
delle elezioni, si ebbe dopo le elezioni. E noi ricordiamo quello che è
avvenuto specialmente nel Milanese e nel Genovesato ed in parecchi altri
luoghi, dove le elezioni diedero risultati soddisfacenti in confronto alla lista
fascista. Si ebbero distruzioni di giornali, devastazioni di locali, bastonature
alle persone. Distruzioni che hanno portato milioni di danni…

Vivissimi rumori al centro e a destra

Una voce a destra “Ricordatevi delle devastazioni dei comunisti!”.

Matteotti Onorevoli colleghi, ad un comunista potrebbe essere
lecito, secondo voi, di distruggere la ricchezza nazionale, ma non ai
nazionalisti, né ai fascisti come vi vantate voi! Si sono avuti, dicevo,
danni per parecchi milioni, tanto che persino un alto personaggio, che
ha residenza in Roma, ha dovuto accorgersene, mandando la sua
adeguata protesta e il soccorso economico. In che modo si votava? La
votazione avvenne in tre maniere: l’Italia è una, ma ha ancora diversi
costumi. Nella valle del Po, in Toscana e in altre regioni che furono
citate all’ordine del giorno dal presidente del Consiglio per l’atto di
fedeltà che diedero al Governo fascista, e nelle quali i contadini erano
stati prima organizzati dal partito socialista, o dal partito popolare, gli
elettori votavano sotto controllo del partito fascista con la “regola del
tre”. Ciò fu dichiarato e apertamente insegnato persino da un prefetto,
dal prefetto di Bologna: i fascisti consegnavano agli elettori un bollettino
contenente tre numeri o tre nomi, secondo i luoghi (Interruzioni),
variamente alternati in maniera che tutte le combinazioni, cioè tutti gli
elettori di ciascuna sezione, uno per uno, potessero essere controllati e
riconosciuti personalmente nel loro voto. In moltissime provincie, a
cominciare dalla mia, dalla provincia di Rovigo, questo metodo risultò
eccellente”.

Finzi “Evidentemente lei non c’era! Questo metodo non fu usato!”.
Matteotti Onorevole Finzi, sono lieto che, con la sua negazione, ella
venga implicitamente a deplorare il metodo che è stato usato”.

Finzi “Lo provi”.
Matteotti “In queste regioni tutti gli elettori…”.
Ciarlantini “Lei ha un trattato, perché non lo pubblica?”.

Matteotti “Lo pubblicherò, quando mi si assicurerà che le tipografie
del Regno sono indipendenti e sicure (Vivissimi rumori al centro e a destra);
perché, come tutti sanno, anche durante le elezioni, i nostri opuscoli
furono sequestrati, i giornali invasi, le tipografie devastate o diffidate di
pubblicare le nostre cose. (Rumori)”.

Voci “No! No!”.

Matteotti “Nella massima parte dei casi però non vi fu bisogno delle
sanzioni, perché i poveri contadini sapevano inutile ogni resistenza e
dovevano subire la legge del più forte, la legge del padrone, votando, per
tranquillità della famiglia, la terna assegnata a ciascuno dal dirigente
locale del Sindacato fascista o dal fascio (Vivi rumori interruzioni)”.
Suardo “L’onorevole Matteotti non insulta me rappresentante: insulta il popolo
italiano ed io, per la mia dignità, esco dall’Aula. (Rumori – Commenti) La mia città
in ginocchio ha inneggiato al Duce Mussolini, sfido l’onorevole Matteotti a provare
le sue affermazioni. Per la mia dignità di soldato, abbandono quest’Aula.
(Applausi, commenti)”.

Teruzzi “L’onorevole Suardo è medaglia d’oro! Si vergogni, on. Matteotti.
(Rumori all’estrema sinistra)”.

Presidente “Facciano silenzio! Onorevole Matteotti, concluda!”.
Matteottilo posso documentare e far nomi. In altri luoghi invece
furono incettati i certificati elettorali, metodo che in realtà era stato
usato in qualche piccola circoscrizione anche nell’Italia prefascista, ma
che dall’Italia fascista ha avuto l’onore di essere esteso a larghissime
zone del meridionale; incetta di certificati, per la quale, essendosi
determinata una larga astensione degli elettori che non si ritenevano
liberi di esprimere il loro pensiero, i certificati furono raccolti e affidati
a gruppi di individui, i quali si recavano alle sezioni elettorali per votare
con diverso nome, fino al punto che certuni votarono dieci o venti volte
e che giovani di venti anni si presentarono ai seggi e votarono a nome
di qualcheduno che aveva compiuto i 60 anni. (Commenti) Si trovarono
solo in qualche seggio pochi, ma autorevoli magistrati, che, avendo
rilevato il fatto, riuscirono ad impedirlo”.

Torre Edoardo “Basta, la finisca! (Rumori, commenti) . Che cosa stiamo a
fare qui? Dobbiamo tollerare che ci insulti? (Rumori – Alcuni deputati scendono
nell’emiciclo). Per voi ci vuole il domicilio coatto e non il Parlamento! (Commenti –
Rumori)”.


Voci “Vada in Russia!”

Presidente “Facciano silenzio! E lei, onorevole Matteotti, concluda!”.
Matteotti Coloro che ebbero la ventura di votare e di raggiungere le
cabine, ebbero, dentro le cabine, in moltissimi Comuni, specialmente
della campagna, la visita di coloro che erano incaricati di controllare i
loro voti. Se la Giunta delle elezioni volesse aprire i plichi e verificare i
cumuli di schede che sono state votate, potrebbe trovare che molti voti
di preferenza sono stati scritti sulle schede tutti dalla stessa mano, così
come altri voti di lista furono cancellati, o addirittura letti al contrario.
Non voglio dilungarmi a descrivere i molti altri sistemi impiegati per
impedire la libera espressione della volontà popolare. Il fatto è che solo
una piccola minoranza di cittadini ha potuto esprimere liberamente il
suo voto: il più delle volte, quasi esclusivamente coloro che non
potevano essere sospettati di essere socialisti. I nostri furono impediti
dalla violenza; mentre riuscirono più facilmente a votare per noi
persone nuove e indipendenti, le quali, non essendo credute socialiste,
si sono sottratte al controllo e hanno esercitato il loro diritto
liberamente. A queste nuove forze che manifestano la reazione della
nuova Italia contro l’oppressione del nuovo regime, noi mandiamo il
nostro ringraziamento. (Applausi all’estrema sinistra. Rumori dalle altre
parti della Camera). Per tutte queste ragioni, e per le altre che di fronte
alle vostre rumorose sollecitazioni rinunzio a svolgere, ma che voi ben
conoscete perché ciascuno di voi ne è stato testimonio per lo meno

(Rumori) … per queste ragioni noi domandiamo l’annullamento in blocco
della elezione di maggioranza”.


Voci alla destra “Accettiamo (Vivi applausi a destra e al centro)”.

Matteotti[…] Voi dichiarate ogni giorno di volere ristabilire l’autorità
dello Stato e della legge. Fatelo, se siete ancora in tempo; altrimenti voi
sì, veramente, rovinate quella che è l’intima essenza, la ragione morale
della Nazione. Non continuate più oltre a tenere la Nazione divisa in
padroni e sudditi, poiché questo sistema certamente provoca la licenza
e la rivolta. Se invece la libertà è data, ci possono essere errori, eccessi
momentanei, ma il popolo italiano, come ogni altro, ha dimostrato di
saperseli correggere da sé medesimo. (Interruzioni a destra) Noi
deploriamo invece che si voglia dimostrare che solo il nostro popolo nel
mondo non sa reggersi da sé e deve essere governato con la forza. Ma
il nostro popolo stava risollevandosi ed educandosi, anche con l’opera
nostra. Voi volete ricacciarci indietro. Noi difendiamo la libera sovranità
del popolo italiano al quale mandiamo il più alto saluto e crediamo di
rivendicarne la dignità, domandando il rinvio delle elezioni inficiate dalla
violenza alla Giunta delle elezioni. (Applausi all’estrema sinistra – Vivi
rumori)”.

Ho sempre pensato che nel pronunciare questa frase Matteotti sapesse quale sarebbe stato il prezzo da pagare. Eppure si racconta che non ebbe alcun fremito di voce e attimo di dubbio, la sua parola era chiara e decisa sovrastando quelle degli altri politici.

Della questione Matteotti credo si sia detto sempre troppo poco, relegando il tutto ad una mera opposizione al fascismo che stava dilagando in quel periodo.

Ebbene, essa è molto di più è quel grido che non vuole e non deve essere dimenticato verso la libertà e la giustizia. Messo a tacere ancora tante troppe volte da tutte le parti politiche attuali.

Non solo antifascismo, ma coraggio e lotta contro ogni forma di sopruso morale e materiale.

Preghiera alla libertà che tutti dovremmo imparare.

Perché nessuno si dimentichi mai di quest’uomo e di tutti gli altri che si sono ribellati.

Benedetta sia sempre la ribellione, perché è più facile rendere un uomo schiavo che educare un pensatore libero.

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