
Questa storia è stata scritta per non dimenticare, per sottolineare che la superficialità umana spesso porta alla distruzione di vite, gremite di desideri ed emozioni.
L’Uomo diventa, qui, il dio di se stesso. Un suo errore può varcare il limite della vita e della morte,ed egli si fa autore di misfatti che potrebbero benissimo
essere evitati. È un urlo a chiunque possa decidere delle sorti dell’umanità a essere più responsabile in ciò che si fa e si esercita, a prescindere dai giri economici e di potere.
“Le acque del sonno eterno” vuole implorare tutti gli uomini a imparare dai nostri stessi errori. Sbagli che hanno portato a catastrofiche conseguenze spezzando l’esistenza di molte vite umane.Maria Cristina Pizzuto, Le Acque del Sonno Eterno
Una nuova avventura ci attende, grazie all’estro fantastico di Maria Cristina Pizzuto, che sa unire fantasy e realtà come poche scrittrici. La sua narrativa è vivace, accattivante e mai banale. Situazioni apparentemente inspiegabili che trovano la loro evoluzione e sviluppo lungo la narrazione, tenendo viva l’attenzione del lettore che si sente profondamente coinvolto e partecipe.
Egli diventa parte di un mondo immaginario che si integra perfettamente alla realtà.
In quest’opera il mistero si lega ad un drammatico fatto di cronaca, la cui memoria è un segno vergognoso di come il profitto, l’assenza di scrupoli e l’egoismo possano essere delle vere e proprie piaghe per il nostro paese.
Storia assolutamente tragica ma che non manca mai di regalare un filo di speranza, rendendo ogni sacrificio o perdita qualcosa di superiore ed edificante.

Dopo l’incidente in cui erano deceduti i genitori,
Maria Cristina Pizzuto, Le Acque del Sonno Eterno
Sara era ormai sola, e l’unico parente si trovava
in quel ramo di lago al di fuori di ogni civiltà. Aveva
poche notizie sullo zio paterno, qualche lettera qua
e là, niente di più.
Alberto: le sembrava fosse quello il nome dell’uomo
che avrebbe provveduto al suo sostentamento economico
fino alla maggiore età.
La protagonista è una ragazza rimasta orfana, Sara, che si trova a doversi adattare ad una vita completamente nuova ed inaspettata con un parente che si potrebbe dire a lei quasi totalmente estraneo. Situazione che si presenta, quasi da subito drammatica e alquanto misteriosa.
Il castello dove abita è di quelli che mettono i brividi, e la stanza dove ella starà è fatiscente e sembra degna della cella di una prigione. Quasi il castellaccio dell’innominato di Manzoni si staglia lungo il corso della storia, rendendo l’impressione di una vera e propria prigione.
L’autrice sa descrivere, con dovizia ma non eccessiva cavillosità, i tanti particolari della nuova dimora ma anche il senso di angoscia stantia che la permea. Aria soffocante, degradata e devastata da qualcosa di apparentemente inspiegabile.
Tanti i misteri che si celano dietro al parente e alla magione che egli abita, a partire da un semplice biglietto.

«Non dovrei
Maria Cristina Pizzuto, Le Acque del Sonno Eterno
portarti qua. Questa era la stanza della moglie
del duca, guai se venisse a sapere che sai della sua
esistenza! Non è permesso a nessuno di entrarci,
tranne che per pulirla.»
Sovrasta tutto uno spirito, la cui memoria è viva nella mente del padrone e di tutto il personale di servizio. Un rimando all’opera Rebecca, la Prima Moglie di Daphne du Maurier viene spontaneo in quanto la moglie dello zio è descritta come un ricordo scomodo e tormentato che pare affliggere l’uomo in una tortura senza fine.
Non si potrà mai vedere fisicamente, ma la donna è prepotentemente presente. Tirannica e superba nel manifestarsi a volte.
Eppure il lutto non è che l’inizio di una lunga serie di enigmi che la protagonista dovrà affrontare in un luogo che si rivelerà crocevia di vicende, drammi e accadimenti inspiegabili.
Una trama che riserva una sorpresa dietro l’altra, in un turbinio di emozioni e suspence unici.
Ed un solo, drammatico, unicum: l’acqua e la potenza micidiale che essa trascina con sé.

Nessuna ferita riportata sulla pelle
Maria Cristina Pizzuto, Le Acque del Sonno Eterno
faceva tanto male come quella che sentiva nel cuore.
Maria Cristina Pizzuto racconta di eroine tragiche, con un destino non facile e dal cuore puro. Spesso sole contro figure ingombranti, arroganti e dispotiche. Donne apparentemente fragili ma che tali non sono. Capaci di rendere il mondo un posto migliore fino all’ultimo e di donare bellezza al mondo.
Sara, non è una semplice orfana; è una persona con una personalità curiosa, forte ed appassionata che lotta per affermarsi e trovare il suo posto nel mondo. Non si accontenta di un destino già scritto e di vivere nel dolore a cui sembra essere condannata.
Lei vuole essere libera, e anche attraverso il dramma essa diventa spirito che guida i suoi affetti verso il bene. Fiume di amore che mai potrà arrestarsi.
Dimostrazione che un’anima pura saprà sempre lottare contro le brutture all’infinito.
Resiliente al mondo, mai paga di meraviglia. Unica e infinitamente immensa.

