
Spesso, nella frenesia della vita, non ci sofferma a pensare.
baita di diana ceriani, introduzione
A quanto sia importante raccontare
A quanto sia importante ascoltare.
Quando leggo storie di vita familiari rimango sempre profondamente affascinata dalla straordinaria resilienza umana e di come l’affetto possa attraversare momenti, epoche ed eventi con una forza incredibile. Esso è come un fiume, scorre a tratti placido e a volte vorticoso, ma continua sempre imperterrito e nonostante le tante difficoltà il suo corso.
La storia di una famiglia, come quella raccontata da Diana Ceriani, è un pò così, o almeno io ho sempre amato considerarla così. Forse perché ci ritrovo molto della mia.
Questo libro è prova tangibile di quanto una famiglia e le tante vicende che l’hanno attraversata possano trasformarsi in una narrazione suggestiva, delicata e profondamente introspettiva. Qualcosa che tocca profondamente ognuno di noi, in modo diverso, ma che ci ricorda l’importanza di quello che spesso è ancora uno dei porti sicuri che abbiamo.
Una cosa che, a me personalmente manca tantissimo, e che cerco di ricreare nella mia quotidianità con i miei affetti. Ma certe mancanze dolorose e involontarie non si possono cancellare.
L’autrice, che ho avuto modo di conoscere e apprezzare solo di recente (e a questo porrò rimedio quanto prima con i miei articoli), ci porta in un viaggio che ha radici lontane e apparentemente comuni a tanti altri nuclei famigliari.

Dopo il matrimonio i due contadini Vittorio e Carolina posarono la zappa (come molti in quel periodo) per passare a lavori migliori: Carolina andò in fabbrica a “fare i dadi liebig” mentre il mio tris nonno fece il carrozziere. Ma cosa avete capito? Non quello delle automobili, ma proprio quello delle carrozze, come dice la parola stessa.
Baita di Diana Ceriani, introduzione
Vittorio e Carolina, i protagonisti capostipiti della storia, sono persone appartenenti ad un classe sociale modesta ma con il cuore colmo di dignità e determinazione.
Non vogliono semplicemente sopravvivere, desiderano ardentemente creare un avvenire migliore per i loro cari. Innamorati, determinati e bellissimi nel vivere il loro sentimento puro e meravigliosamente semplice.
Come ho detto spesso, non sono i grandi gesti a rendere perfetto un sentimento ma è l’autenticità di esso a renderlo immenso. E Vittorio e Carolina sono la testimonianza di una straordinaria e sincera devozione: mi ricordano i miei nonni. Straordinariamente unici in un mondo che li voleva poveri e analfabeti. Eppure, esattamente al pari dei protagonisti, mi hanno insegnato a lottare per ogni sogno. E ricordatevi sempre, che le nostre difficoltà non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle dei nostri antenati.
Senza sminuire nessuno ma noi parliamo di precariato, loro spesso dovevano lottare per avere pranzo e cena nella stessa giornata.
Nonostante gli inizi del 900 siano tutt’altro che rosei e floridi, i due giovani non si perdono d’animo e la cornice dell’Italia inizia a prendere una piega diversa e promettente.
Dalla guerra e i patimenti al boom economico, dove tutto sembra più facile e la felicità, forse una realtà. Uno dei momenti dove tutto sembrava possibile ed uscire da una condizione misera non era un miraggio. Ma nulla si ottiene senza fatica e i miracoli sono più unici che rari, difatti i due giovani affrontano diverse problematiche e la serenità sperata arriva lentamente e non senza le difficoltà che una vita può comportare.
I figli, l’attività e il futuro sono raccontati in modo magistrale e tengono il lettore incollati alla storia e profondamente coinvolto dai personaggi. Un romanzo che nasce dall’amore di due giovani e si trasforma in un romanzo corale fino ai giorni nostri.

Chissà, dietro quella porta chiusa alle spalle, quando nessuno, nemmeno la loro figlia, poteva penetrare nel loro rapporto di coppia, se lo stress di sorrisi tirati e gioia mimata si faceva sentire. E come si faceva sentire. Immagino lui sdraiato sul divano mentre lei stracolma di cose che si inventava di fare, pur di non pensare, pur di non fermarsi a capire o almeno intuire quale sarebbe stato il prossimo futuro.
Baita di Diana Ceriani, introduzione
Diana Ceriani ha raccontato vite, storie legate al suo porto sicuro, quello su cui ognuno di noi può sempre contare. Quello che lacera quando viene a mancare a causa di un lutto.
E con quest’opera, profondo dono d’amore, ha voluto ricordare e tornare nei luoghi che tanto sono stati cari e importanti. Attraverso un viaggio nella memoria ritroviamo anche parte di noi. Come tutti i racconti meravigliosi e toccanti, possiamo riscoprire molto in letture così importanti e coinvolgenti: affetti, la famiglia e gli amori.
Sono storie che oltrepassano la loro narrazione.
Onorano la memoria, riscaldando profondamente il cuore e l’anima.
E in epoche così povere di sentimenti e desiderose di sdradicare ogni tradizione, origine o cultura in nome di una finta libertà, sono un tesoro prezioso.
Da figlia di ex contadino (cosa di cui vado orgogliosamente fiera) ribadisco quanto sia importante mantenere vivo il passato attraverso il ricordo. Non bisogna dimenticare mai dove tutto è iniziato.
Artiste come Diana Ceriani sono estremamente preziose, e vanno custodite con gioia.

