Titan e una follia mascherata da scoperta

Non ci volevo credere.

Un massacro ancora prima che iniziasse la tragedia. Un documentario che tutti dovrebbero vedere per comprendere quanto l’avidità, la presunzione e l’arroganza possano rivelarsi dei cancri micidiali.

La storia della società Ocean Gate e del suo ricco fondatore fino al tragico e tristemente famoso epilogo raccontata grazie alle testimonianze di diversi ex collaboratori e testimoni.

Era giugno del 2023 quando il sottomarino della società privata OceanGate implose durante una spedizione verso il relitto del Titanic. All’interno c’erano cinque persone che persero la vita, tra cui il fondatore della stessa OceanGate Stockton Rush insieme a Hamish Harding, di 58 anni, l’ex sommozzatore della Marina francese Paul-Henry Nargeolet, di 77 anni, Shahzada Dawood, di 48 anni e suo figlio di 19 anni Suleman Dawood. 

Persone abbienti e disposte a pagare somme elevatissime per poter vedere da vicino il relitto più famoso del mondo.

Una storia, quella del Titan, che aveva tenuto con il fiato sospeso il mondo intero durante i giorni di ricerca del sottomarino, di cui si perse il segnale poco dopo l’immersione il 18 giugno 2023, esattamente dopo un’ora e 45 minuti dall’inizio della spedizione. Da lì iniziò una corsa contro il tempo per le ricerche del Titan che permetteva ai suoi passeggeri un’autonomia di ossigeno di soli quattro giorni. E fu proprio allo scadere del quarto giorno, il 22 giugno alle 7:10 che si stimò che l’ossigeno fosse terminato e che nessuno sarebbe sopravvissuto. Lo stesso giorno furono trovati relitti del sottomarino che confermarono l’implosione, poco dopo l’immersione. 

Alcuni studiosi riferirono che le vittime non si accorse nemmeno di morire, e in questo documentario, con molto tatto e delicatezza, non si scava ulteriormente alla ricerca del particolare pruriginoso ma si entra nel dettaglio circa la genesi stessa di tutta l’impresa.

Meccanismo malato di una persona con evidenti problemi di megalomania e spregiudicatezza, oltre ogni scrupolo morale e materiale.

Difatti, si potrebbe dire che il vero protagonista del documentario è il fondatore e CEO della società: Stockton Rush, imprenditore con la passione delle immersioni che decide di dedicare la sua vita alle immersioni a profondità elevata aperte al grande pubblico (purché pagate lautamente).

Sulla scia di quei viaggi spaziali per super ricchi che la recente attualità ci ha mostrato, ma nelle profondità marine.

Apparentemente con un fine nobile, ma si sa che il pavimento dell’inferno è sempre lastricato di buone intenzioni.

E l’impero di Rush era un vero abisso di amoralità.

Con profonda dovizia di dettagli, si analizza la struttura stessa dei batiscafi e tutte le relative prove, corredati da dati evidenti e concreti.

Qualcosa di assurdo, atroce e inspiegabile ma ben occultato grazie alle potenti conoscenze del CEO: nato da una famiglia ricca e conosciuta.

Tanta rabbia, tanto dolore e risentimento per quella che si capisce sia un disastro annunciato e il suo autore un folle.

Nulla però ferma la corsa suicida e l’epilogo è uno dei peggiori.

Tanto atteso da risultare disturbante.

Doloroso da far male.

Troppo disumano e insensato.

Tragedia nella tragedia, orrore di presunzione e assenza di scrupoli.


Lascia un commento