
Alla fine, ho ceduto anche io. Ma partiamo dall’inizio per quelle, credo poche, persone che hanno letto un libro interessante anche se non mi ha emozionato come avrebbe dovuto.
“It Ends with Us” è un romanzo di Colleen Hoover, pubblicato nel 2016, tradotto in italiano come “Siamo noi a dire basta”.
Il libro racconta la storia di Lily Bloom, che si innamora del neurochirurgo Ryle Kincaid, ma la loro relazione diventa violenta. Parallelamente, riemerge nella sua vita il suo primo amore, Atlas Corrigan. Il romanzo affronta temi di violenza domestica ed emotiva.
La protagonista è una ragazza vivace, sensibile e altruista mentre il compagno, sotto le spoglie di un professionista rinomato ed apprezzato è un manipolatore perverso e soffocante.
Quasi un paradosso disturbante leggere di come egli possa essere tanto preciso, metodico e assolutamente scrupoloso nel suo lavoro e tanto dominante nella vita privata.
Creando un gioco di dare e togliere continuo, punizione e premiazione e arrivando a far credere alla protagonista di essere lei in colpa.

E’ bene ricordarlo che la vera violenza nel libro non risiede tanto negli schiaffi o negli spintoni, seppur episodi gravi e discutibili, ma nel comportamento del partner. Un gioco al massacro della protagonista troppo comune in molte storie.
Lily si trova a sentirsi lei il problema della relazione, e a domandarsi continuamente se stia o meno facendo la cosa sbagliata. Finché arriva quel risveglio della coscienza che fa aprire cuore ed anima alla verità: la modalità della sua storia d’amore non è sana e costruttiva.
Da qui, la rinascita.
Un bel libro, e i temi sono molto importanti ma temo si potesse fare qualcosa di più.
Spesso si parla di violenza (anche come paravento per ottenere consensi facili, purtroppo) ma non si approfondisce mai il tema della prevenzione e del dopo.
Si rinasce… e poi? cosa rimane del dolore? Una violenza, una ferita non se ne vanno via: mai. Occorre conviverci e lottare, ma di questo non tema non viene approfondito abbastanza.

Ma ora veniamo al film, o meglio alle dolenti note.
Premessa: Blake Lively non mi piace e l’ho sempre ritenuta sopravvalutata seppur bellissima. Ma in questo film non brilla per nulla, complice le accuse reciproche che lo hanno accompagnato.
Una produzione del 2024, basata sul romanzo, con Blake Lively e Justin Baldoni, che ha anche diretto il film. Nati come due innamorati da attori, finiti nemici giurati nella vita a suon di querele e interviste al vetriolo.
La trama del film segue la storia di Lily Bloom, che, dopo un’infanzia traumatica, si trasferisce a Boston per aprire un negozio di fiori e inizia una relazione con Ryle. Il film ripercorre velocemente la trama concentrandosi sugli episodi più significativi o meglio violenti.
Già perché di tutta la manipolazione descritta nel libro non vi è traccia e il regista dipinge l’uomo quasi come una persona insicura e con un lutto scomodo alle spalle. Poco importa se in realtà egli sia un narcisista manipolatore dedito a fornire al mondo un’immagine assolutamente perfetta di sé che non esiste.
Maniaco del controllo e perversamente squallido nel passare sempre da vittima.

La pellicola è un timido rimando ad una narrazione interessante anche se non decisiva.
Sicuramente le polemiche scaturite non hanno di certo affievolito le possibili critiche.
Ed ecco dunque l’ennesima occasione sprecata nel raccontare violenze e abusivi: quando riusciremo a farlo davvero e con coraggio?
Attendo quanto prima un prodotto che sia degno delle mie aspettative.

