
“Onorevoli colleghi, comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato”.
Così iniziava il discorso che Nilde Iotti pronunciò il 20 giugno 1979 dopo essere stata proclamata presidente della Camera, incidendo indelebilmente il suo passaggio nella storia italiana.
Le donne come Nilde Iotti hanno reinterpretato il ruolo del proverbiale sasso nello stagno, si sono tuffate in acque in cui, fino a poco prima, nessuna avrebbe avrebbe osato immergere nemmeno un piede. I cerchi concentrici che hanno prodotto sopra e sotto la superficie hanno lambito tutte le altre donne, cambiandone i destini.
Nilde Iotti era nata il 10 aprile 1928 e aveva studiato grazie alle borse di studio che riusciva a ottenere perché era brava a scuola. La sua famiglia non era ricca, il padre ferroviere aveva perso il lavoro a causa della sua attività sindacale ed era poi morto prematuramente quando lei aveva sei anni. Ma si laureò in Lettere nel 1942 all’Università Cattolica di Milano e lavorò come insegnate sotto il fascismo. Dopo l’Armistizio dell’8 settembre 1943 si unì alla Resistenza, dove diventò un personaggio di primo piano. Finita la guerra, entrò nel PCI e fece parte dell’Assemblea Costituente. Quell’anno iniziò anche la relazione di Nilde Iotti con il Segretario del PCI, Palmiro Togliatti, che aveva 27 anni più di lei ed era già sposato con la deputata Rita Montagnana.
La loro storia d’amore rimase segreta fino all’attentato in cui Togliatti venne ferito nel 1948, e suscitò un certo scandalo, anche perché il divorzio non era ancora legale in Italia.

Nilde Iotti venne eletta vicepresidente della Camera nel 1972, e poi presidente nel 1979, carica che ha ricoperto per tredici anni.
È stata sempre dalla parte delle donne, si è battuta per il divorzio, per l’aborto, per il diritto di famiglia, per la pensione delle casalinghe, per il lavoro delle braccianti e delle mondine.
Le dobbiamo molto anche perché ha sempre difeso le istituzioni, si è impegnata per riformarle, e oltre a essere stata presidente della camera, ha ricoperto i ruoli di presidente della commissione bicamerale, è stata parlamentare e dirigente di partito.
Una che ha difeso la costituzione ma voleva riformare le istituzioni, che metteva il Parlamento davvero al centro del dibattito pubblico e credeva nella politica popolare, tanto da volere che la biblioteca della Camera fosse aperta a tutti, ogni giorno della settimana.
Una sorella a cui dovremmo sempre essere riconoscenti per il nostro diritto di essere donne libere.
E il cui ricordo non può che essere un faro di speranza potente e straordinario.

