
Il solstizio è un momento a cui sono legati diversi ricordi, suggestioni e leggende.
Ho cercato di trovare quelle meno (purtroppo) conosciute ma non per questo non meritevoli di attenzione, onore, memoria e fascino.
Ed una di queste è legata al corpo della Guardia di Finanza, uno dei più antichi d’italia, che diede poi origine all’eterno motto del corpo stesso.

Nec recisa recedit si riferisce alla Battaglia del Solstizio, combattuta sul fiume Piave nel giugno 1918, e la traduzione significa “neanche recisa retrocede”.
Questa frase attribuita a Gabriele D’Annunzio, venne coniato per celebrare lo spirito di resistenza e sacrificio dei soldati italiani durante la Grande Guerra, in particolare durante questa battaglia. Inutile dire che il conflitto mondiale fu tra i più cruenti mai visti e il coraggio resiliente di tanti uomini valorosi permise al nostro paese di essere libero dal giogo violento del nemico.
La Battaglia del Solstizio fu l’ultima grande offensiva dell’Impero Austro-Ungarico contro l’Italia, e si concluse con una netta vittoria italiana, segnando un punto di svolta nel conflitto e aprendo la strada alla vittoria finale di Vittorio Veneto.

Il poeta vate, attraverso il dono di questa frase, volle sottolineare la determinazione e la capacità di resistenza delle truppe italiane, che, nonostante le difficoltà e le perdite, non arretrarono di fronte all’offensiva nemica.
Il motto, quindi, rappresenta un simbolo di coraggio e resilienza, e viene spesso associato alla Guardia di Finanza, che celebra la fondazione del corpo proprio nel giorno dell’anniversario della battaglia, il 21 giugno.
Ricordo eterno di un grande sacrificio in nome della libertà di un popolo che troppo spesso dimentica i suoi morti.
Anche in questa occasione, ho dovuto dolorosamente constatare quanto sia dimenticato questo accadimento e quanto poco le vicende legate ai nostri corpi militari non siano nemmeno ricordate.
Si celebrano il 2 giugno in pompa magna le forze armate ma nessuno onora davvero i sacrifici passati e presenti. E permettetemi questo è uno spettacolo indegno di un paese che si proclama civile.
Per questo raccontare, conoscere e scrivere di questo ritengo sia una delle armi più potenti contro l’ignoranza. Il faro contro l’oblio a cui spesso si condanno i ricordi in nome di una libertà che è la più ipocrita forma di schiavismo culturale che esista.

