
Che Enrico VIII non fosse uno dei sovrani più morigerati e tranquilli della storia è cosa assolutamente nota, eppure il comportamento tenuto dall’uomo e le sue necessità furono alla base di uno degli accadimenti più importanti d’Europa.
L’uomo, che la memoria ci ricorda pingue e amico del boia, fu uno dei sovrani più belli d’Europa ma anche uno strenue difensore della fede cattolica: salvo poi, sentirsi forse ingabbiato in un sistema più grande di lui.
Qualcuno ipotizzò che il fascino di Anna Bolena fosse talmente vivo da aver ammaliato il sovrano, ma io ho sempre creduto vi fosse molto di più.
La voglia di rompere un vincolo pesante ed opprimente di un sovrano deciso e determinato. Sicuramente anche foraggiato da una donna colta, intelligente e astuta.

L’11 luglio non sarebbe propriamente la data di una scomunica di Enrico VIII, ma quella in cui papa Clemente VII dichiarò non valida la decisione dell’arcivescovo di Canterbury che aveva annullato il matrimonio del re con Caterina d’Aragona e autorizzato il suo matrimonio con Anna Bolena.
La scomunica vera e propria, che riguardava sia il re che l’arcivescovo, fu emessa il 30 luglio dello stesso anno.
Caterina d’Aragona apparteneva alla potente dinastia spagnola, che era alleata di lungo corso del Papato e un possibile ripudio non era nemmeno lontanamente pensabile.
Ma il sovrano aveva in mente ben altro, e non ne fece assolutamente mistero.
Voleva a tutti costi un erede maschio e Anna Bolena essere regina.
E la storia ha riscritto i loro desideri a suo consumo e piacimento.

