
Parlando della rivoluzione è innegabile non fare un parallelismo con un film che in parte guarda a questo periodo storico. Anche se il risultato poteva essere nettamente migliore e meno scontato.
Ovviamente sto parlando del film dedicato a Maria Antonietta. Una pellicola grandiosa, unica e che parte dal raccontare di una sovrana bambina prigioniera di mille doveri e soffocata dalla pedante etichetta di una corte opprimente e petulante.

All’età di 14 anni venne barattata in cambio dell’alleanza tra l’Austria e la Francia. Figlia della straordinaria sovrana Maria Teresa, la giovane, fin da subito, mostrava un carattere curioso ma poco incline alle regole facendo preoccupare non poco l’ingombrante madre. Promessa sposa di Luigi XVI arrivò accolta con scetticismo alla corte di Versailles, catapultata in una dimensione di ricchezza ed opulenza contaminata da oscuri giochi di potere e dinastici. Un mondo molto lontano da quello in cui era cresciuta.
Si ricorda la celebre frase, accompagnata da una altrettanto celebre replica.
“Tutto questo è ridicolo.
Tutto questo è Versailles”

Basti pensare che la vestizione della sovrana al mattino era una sorta di cerimoniale a cui potevano assistere solo una parte delle nobildonne di corte e ciò rappresentava un’obiettivo appetibile per ogni aristocratica.
La sovrana dovette imparare a convivere con un marito freddo ed indifferente, mascherare in fretta i turbamenti, la vivacità, gli umori di una corte che riuscì poi a piegare ai suoi voleri e desideri, per finire decapitata sulla Piazza della Bastiglia durante la Rivoluzione Francese.
La vita di Maria Antonietta si potrebbe definire un riempimento per accumulo, da cui traspare al contempo l’insoddisfazione, la solitudine, l’amarezza di fondo di un personaggio ancora oggi controverso e oggetto delle più disparate interpretazioni storiche.
Vittima o carnefice di Luigi XVI? Arrampicatrice sociale o martire di tempi troppo più grandi di lei? Su di lei molto si è detto, ma ancor meno si è studiato.

La Coppola sceglie una messa in scena moderna ed accattivante, attingendo a piene mani su una colonna sonora capace di miscelare la musica New Romantic dei Bow Wow Wow e Adam Ant con brani classici settecenteschi e neo-conteamporanei che cadenzano le diverse fasi di passaggio della protagonista dall’età dell’innocenza e giovinezza a quella della decadenza e declino.
Un film che conta molto sull’interpretazione accattivante della giovane Kirsten Dunst – la cosa migliore del film – ben supportata da Jason Schwartzman nella parte di un imbolsito, impacciato vittima della propria inadeguatezza Luigi XVI.
Una coppia troppo giovane per governare un paese così importante in un periodo così controverso, che rimase più vittima degli eventi che li travolsero che non responsabili.
Un esperimento questo della Coppola, purtroppo riuscito a metà. La commistione tra presente e passato, modernità e antichità diverte ed in parte affascina, dai costumi alle acconciature, ma alla lunga il film sembra iniziare a girare a vuoto su se stesso, come se l’estetica del contenitore, l’apparenza si fosse mangiata il contenuto, la sostanza.
Proprio come Versailles ai tempi di Maria Antonietta si respira vuota opulenza che cela marciume e sporcizia. Quasi come quando si visita Versailles e se ne rimane affascinati, salvo indagare nel profondo e capire che non esiste sfarzo che possa coprire la sporcizia.
E non parlo di igiene, ma di coscienza.
Forse i sovrani, non completamente incolpevoli, hanno pagato il colasso di un sistema cancrenico e malato.
Che sia stato troppo o poco, la storia lo ha già giudicato.

