Una canonizzazione scomoda.

E’ una domanda che molti si sono posti perché ha rappresentato un fatto abbastanza insolito e sorprendente. I precedenti che si attestano nel passato e molto sporadici.

Perchè la famiglia Romanov venne canonizzata? Come mai questa sorte non toccò ad altri sovrani vittime di rivoluzioni violente?

I membri della famiglia Romanov sono stati canonizzati dalla Chiesa Ortodossa Russa come “portatori della passione” (o “portatori della sofferenza”) per il modo in cui hanno sopportato la loro morte, considerata un martirio. Non sono stati canonizzati come martiri nel senso tradizionale, poiché non sono stati uccisi esplicitamente per la loro fede, ma hanno dimostrato una forte fede e amore per Dio durante la loro prigionia e la loro morte. 

Le motivazioni per cui la chiesa ortodossa riconobbe questo stato di grazia furono le seguenti:

  • Sopportazione della prigionia e della morte: la famiglia reale venne giustizia a Ekaterinburg nel luglio 1918 dopo una prigionia di diversi mesi. La loro sofferenza e il loro coraggio nel sopportare vennero riconosciute prove come un esempio di fede e devozione a Dio, simile a quella di Gesù nell’orto degli ulivi.
  • Mancanza di testimonianza di apostasia:Nonostante le circostanze estreme, non ci furono prove che i Romanov avessero rinnegato la loro fede o avessero compiuto azioni che li avrebbero qualificati come traditori della Chiesa.
  • Simbolismo della ricostruzione:La canonizzazione è avvenuta nel 2000, in un periodo di rinascita religiosa in Russia e in concomitanza con la ricostruzione della Cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, un luogo simbolico di fede e resilienza, smantellata durante il periodo sovietico.
  • Resistenza alla persecuzione:La canonizzazione è vista anche come un atto di resistenza contro la persecuzione religiosa da parte del regime sovietico, che cercò di sopprimere la fede ortodossa e altri aspetti della cultura russa.

In sintesi, la Chiesa Ortodossa ha riconosciuto nei Romanov un esempio di fede e devozione, giustificandone la canonizzazione come portatori della passione, piuttosto che come martiri in senso stretto. 

Non furono santi nel senso letterale del termine, ma emblema di fede nella loro vicenda.

E forse anche una denuncia ad una violenza che non aveva ragione di esistere.

Lascia un commento