Dead: il cadavere che suonava

Considerato un folle, un depresso, e un drogato; e invece ho sempre pensato che la sua anima non fosse adatta a questo mondo.

Dead, pseudonimo di Per Yngve Ohlin (nato a Västerhaninge il 16 gennaio 1969 e morto a Kråkstad l’ 8 aprile 1991), è stato un cantautore svedese, membro, alla sua dipartita, del gruppo musicale norvegese Mayhem.

Dead, dopo un’infanzia serena a 13 anni subì un’emorragia interna, causata dalla rottura della milza in seguito ad un incidente su un lago ghiacciato.

Su questo episodio però il fratello, rivelò , dopo molti anni, che si fosse trattato di un episodio di bullismo.
Il giovane, in quell’occasione, rimase clinicamente morto per alcuni secondi, poi i medici riuscirono a rianimarlo, ma questa esperienza, che egli stesso definì di “pre-morte”, durante la quale aveva visto un tunnel di luci e che riteneva nessun mortale potesse vivere, lo segnò nel profondo, facendogli credere per tutto l’arco della sua breve vita di essere morto anziché vivo.
Queste sensazioni sono solitamente ascrivibili a una sindrome psichiatrica nota come sindrome di Cotard, della quale era sicuramente affetto anche se non vi è mai stata una conferma di diagnosi psichiatrica.

Dead era malinconico, solitario, attratto morbosamente dalla morte e ascoltava molti gruppi Heavy Metal, mentre si dilettava a guardare e riguardare film splatter.
Nel 1986 la sua passione per la musica cupa lo portò a fondare i Morbid e a farsi subito notare per il suo inquietante aspetto durante le live, fu infatti il primo cantante metal ad introdurre il corpse paint ossia l’atto di dipingersi il corpo e il volto di bianco per sembrare un cadavere, in seguito questa pratica diventerà uno dei simboli del metal.
I Morbid ebbero un discreto successo tanto che vennero notati dai Mayhem che in quel periodo stavano cercando un cantante: Dead, per farsi, diciamo, fin da subito scegliere, inviò al bassista del gruppo un pacco contenente una lettera, una cassetta, un topo crocifisso e alcune sue foto.

Il leader dei Mayhem, Euronymous, ne rimase così affascinato da ammettere immediatamente Dead nella propria band.

Da i due nacque una profonda e sincera amicizia che segnò le esistenze.
Con l’arrivo di Dead, i Mayhem cominciarono a produrre musica molto più feroce passando, nei testi, a tematiche quali il satanismo, la depressione e il paranormale.

Anche se sono poche le registrazioni, sia live sia in studio, dove compare la voce dell’oscuro cantante, Dead lasciò il segno. Le live in cui comparirà diventeranno celebri per gli atti talvolta scellerati a cui Dead si lascerà andare.

Riportiamo un caso specifico, ovvero un concerto durante il quale Dead si tagliò le braccia con un coltello e una bottiglia rotta di coca cola per dare spettacolo e allontanare i poser (i falsi metallari per intenderci), queste le sue parole:

«Mi sfregiai le braccia con un coltello e una bottiglia rotta di Coca Cola. Molte persone lì erano buone a nulla e non voglio che loro guardino i nostri concerti! Prima che iniziassimo a suonare c’era una folla di circa 300 persone, ma durante il secondo brano Necro Lust, iniziammo a lanciare le teste di maiale. Solo 50 rimasero, mi piacque! Mi innervosisco con quelle persone con la testa fra le nuvole, così strofinai il sangue sulle mie braccia, noi vogliamo spaventare coloro che non dovrebbero essere ai nostri concerti».

Dead era noto anche per seppellire i suoi vestiti e indossarli, poi, durante i concerti, per essere il più possibile simile ad un cadavere, inoltre, una volta trovò un corvo morto e la leggenda narra che Dead lo conservò per inalare l’odore prima delle live. L’ossessione per la morte lo portò definitivamente ad assumere atteggiamenti che resero in poco tempo i Mayhem una band leggendaria.

Più il tempo passava, più l’ossessione per la morte e l’odio verso il genere umano portarono Dead a stare male; a causa dei suoi disturbi mentali il giovane pensava di essere morto e di stare vivendo un incubo dal quale fosse impossibile svegliarsi.

L’8 aprile 1991, Euronymous e un altro membro della band lo lasciarono solo a casa: il cantante maledetto si suicidò tagliandosi la gola e le vene ai polsi e, poi, sparandosi col fucile in fronte.

Una volta giunto a casa, Euronymous trovò il cadavere ma, invece, di chiamare subito polizia o soccorsi, si recò in un negozio e acquistò una macchina fotografica con la quale immortalò la scena (spostando anche vari oggetti in posizione strategica, mise infatti il coltello sopra al fucile dando così vita alla leggenda che fosse lui il vero assassino di Dead). La foto, che inizialmente Euronymous giurò di buttare, divenne poi la copertina del bootleg “Dawn of the black hearts” uscito nel 1995 (se avete coraggio cercatela su Google, io l’ho vista, cambiando le impostazioni del browser, ma non consiglio la visione a nessuno).

Inoltre, Euronymous inviò via posta parti del cranio di Dead come reliquie a musicisti che riteneva degni di portare avanti il ricordo del cantante.

Questo comportamento di Euronymous causò una terribile spaccatura nello scenario blackster norvegese e ciò si può, a ragion veduta, definire lo spartiacque che porterà agli eventi criminosi dell’Inner Circle.

“Scusate il sangue, ma mi sono tagliato i polsi e il collo. Era mia intenzione morire nei boschi così ci sarebbero voluti alcuni giorni prima che mi trovassero. Appartengo ai boschi e ho sempre pensato così. Nessuno comunque capirà il perché di tutto questo. Per dare qualche tipo di spiegazione, io non sono umano, questo è solo un sogno e presto mi sveglierò. Era troppo freddo e il sangue continuava a coagularsi, inoltre il mio nuovo coltello è troppo smussato. Se non riuscirò a morire dissanguato con il coltello mi farò saltare le cervella fuori dal cranio. Ancora non lo so. Lascio tutti i miei testi da Let the good times roll — più il resto dei soldi. Chiunque li trovi si prenda tutta la fottuta cosa. Come ultimo saluto posso presentare Life Eternal. Fatene quello che volete.

Pelle.

Non me ne sono uscito con questa cosa adesso, ma diciassette anni fa.”

In questo biglietto si racchiude lo spirito di un ragazzo profondamente in conflitto con l’anima ma che lasciò tantissimo al mondo, in appena 22 anni.

Il poeta della morte e il musicista che definì la vera essenza del metal: gli abissi dell’anima che urlano per non nascondersi più.

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