Un giovane, i primi del novecento e il cuore della Sicilia

«Come ti chiami?».
«Francesco Inferrera».
«Quanti anni hai?».
«Ho 9 anni e mezzo, sono nato il 10 gennaio del 1897».
Francesco parlava scandendo bene le parole e tutte in perfetto
italiano

Un romanzo che lascia davvero il segno, qualcosa di penetrante ma inaspettato.

Creatura letteraria che racconta una vita, attraversando gli inizi del Novecento: uno dei secoli che hanno segnato maggiormente l’umanità. Da un lato anni assolutamente innovativi e all’insegna della modernità e grandezza e dall’altro segnati dall’avvento dei peggiori totalitarismi e di due devastanti conflitti mondiali.

La storia copre un arco temporale che va dalla primavera del 1906 all’antivigilia di Natale del 1938: periodo ricco di cambiamenti complicati e il cui protagonista è Francesco Inferrera. Apparentemente un personaggio di fantasia, ma che il racconto lo dipinge talmente reale da alimentare qualche dubbio e fomentare una profonda e sana curiosità.

Un giovane che si potrebbe definire determinato e ricco di speranza, nonostante le condizioni tutt’altro che facili. Appartenente ad una famiglia semplice e che si trova, come molti suoi coetanei, a lavorare alle dipendenze di un nobile. In questo sarà fondamentale la figura del caro amico Giovanni, ultimo erede di una dinastia ormai vecchio fantasma dei fasti passati.

Quella del protagonista è un occupazione non inusuale per l’epoca, soprattutto per una regione complicata come la Sicilia dove la disparità sociale si sentiva ancora di più che in altre zone d’Italia. Sopravvivere era una delle più grandi conquiste per molte persone.

Romanzo imponente ma al tempo stesso veramente straordinario, raccontato con stile dinamico e non scontato. Nonostante una mole che potrebbe spaventare, esso risulta davvero coinvolgente e leggerlo è come una magia. Ho avuto di constatare una connessione con i romanzi di Verga e di Capuana, anche se questo risulta molto più ricco di speranza e riflessioni assolutamente propositive. Tuttavia è innegabile come la narrativa e la accuratezza dei dettagli guardi ai grandi autori siciliani e faccia tesoro della loro influenza. La letteratura siciliana ha dato all’Italia un lustro come pochi, e sicuramente un romanzo come racchiude quell’aura meravigliosa che posseggono gli autori nativi dell’isola.

Senza nulla togliere agli autori di un paese che è da sempre fucina di bellezza.

E comunque Giuseppe Saglimbeni strega con il suo romanzo.

Introspettivo e riflessivo, regala un ritratto che empatico ed umano di un protagonista complesso e sfaccettato. Uomo di buon cuore ma risoluto nel voler cambiare un destino apparentemente troppo scontato.

Sognatore concreto di un futuro migliore che cerca di ottenere con mille sforzi.

La guerra, e le tante difficoltà incontrate lo tempreranno come pochi ma al tempo stesso gli daranno ancora più forza per continuare a lottare. Soprattutto gli forniranno la linfa per perseguire il sogno nella patria natia, contravvenendo proprio a quello che molti suoi paesani hanno avuto modo di vivere.

Lui, è uno di quelli che rimarrà nell’amata Trinacria.

Amicizia, amore, riscatto sociale sono i temi che permeano l’opera in cui la storia del protagonista si amplia, sviluppandosi in un susseguirsi di vicende, colpi di scena e profonde riflessioni. Una storia a cui ci si affeziona perché narrata anche con l’utilizzo sapiente del dialetto, in modo che il lettore possa comprendere e sentirsi parte del racconto.

Inevitabilmente si finisce per amare quella lingua che diventa in parte anche nostra, assieme a Francesco.

Tanti sono i personaggi che intervengono, ognuno donando un contributo importante nell’esistenza di Francesco e permettendogli di evolvere. Sia in amore che in amicizia, non mancheranno incomprensioni e gelosie.

Spaccato profondamente reale di quanto effettivamente succede nella vita.

Questo libro è un viaggio in un mondo che cambia, visto attraverso gli occhi di un uomo apparentemente comune. Il quale però porta nel cuore un grande talento e quella voglia di non fermarsi mai tipica di ogni sognatore. Potrebbe essere una definizione semplicistica quella del sognatore, ma è tutto molto di più.

E’ un mondo che si dipana per mezzo di parole, melodiose e continue di una intera esistenza.

Giuseppe Saglimbeni racconta la storia di un uomo che forse aveva la mente protratta oltre il suo tempo, ma il cuore sempre rivolto al paese.

Vivo, profondo e viscerale come tutti i siciliani.

Lascia un commento