
Pochi sanno che il destino cambiò le carte in tavola e l’equipaggio dell’Apollo 11 sarebbe potuto non essere quello che conosciamo.
Tra gli astronauti migliori dell’epoca ve ne era uno assolutamente straordinario e caparbio.
Virgil I. Grissom (Mitchell, 3 aprile 1926 – Cape Kennedy, 27 gennaio 1967) fu il secondo astronauta statunitense a viaggiare nello spazio e il pilota di comando dello sfortunato equipaggio dell’Apollo 1.
Lui e i suoi colleghi astronauti Edward H. White e Roger B. Chaffee furono uccisi, diventando le prime vittime del programma spaziale degli Stati Uniti, quando un incendio avvolse la loro capsula spaziale durante una simulazione del lancio dell’Apollo 1 previsto per il 21 febbraio 1967.
Una tragedia di cui, ancora oggi, vi è viva memoria soprattutto alla luce del fatto che gli astronauti perirono a terra e non nello spazio, notoriamente luogo abbastanza oscuro e pericoloso. La loro fu una morte atroce e di cui si conserva un audio drammatico dove sono presenti urla strazianti e la comunicazione che rivelava fuoco nella cabina.

Un incendio, scaturito da un probabile corto circuito, si propagò rapidamente all’interno della capsula, carica di ossigeno puro, durante un’esercitazione sulla rampa di lancio. I tre astronauti rimasero intrappolati a causa di un portello che si apriva verso l’interno e che non poteva essere aperto rapidamente a causa della pressurizzazione della cabina. Le autopsie rivelarono che la causa della morte fu l’asfissia dovuta all’inalazione di monossido di carbonio, con ustioni estese, ma non letali, causate dal fuoco.
La tragedia dell’Apollo 1 portò alla sospensione temporanea del programma Apollo e a un’analisi approfondita delle procedure di sicurezza della NASA. Vennero adottatte misure correttive, tra cui l’uso di una miscela di gas più sicura nella cabina, materiali ignifughi, e un nuovo design del portello che si apriva verso l’esterno.
L’incidente segnò un punto di svolta nella storia del volo spaziale umano, sottolineando l’importanza della sicurezza e della revisione dei processi di progettazione e fabbricazione.

Erroneamente la memoria di Gus Grissom, soprattutto in Europa, si ferma a questa tragedia ma in America rappresenta uno dei miti intramontabili.
Entrato in servizio nell’aeronautica militare degli Stati Uniti nel 1951, Grissom prese parte ad oltre 100 missioni nella guerra di Corea, guadagnandosi la Distinguished Flying Cross e la Air Medal con cluster.
Fu pilota collaudatore e istruttore di volo fino al 1959, quando fu selezionato come uno dei sette astronauti originali per il Progetto Mercury.
Il 21 luglio 1961, con un viaggio suborbitale di 15 minuti a bordo della capsula spaziale Liberty Bell 7, Grissom divenne il terzo uomo ad entrare nello spazio. Dopo l’ammaraggio, i dardi esplosivi del portello della capsula si aprirono inaspettatamente e Grissom dovette immediatamente lasciare la Liberty Bell 7, che affondò in più di 4.500 metri (15.000 piedi) d’acqua.

Il 23 marzo 1965, Grissom divenne il primo uomo a tornare nello spazio quando lui (come pilota di comando) e il tenente comandante John W. Young fecero tre orbite nel primo volo Gemini con equipaggio, Gemini 3. Durante quel volo Grissom dimostrò che una capsula spaziale poteva essere manovrata manualmente.
Grissom fu scelto per essere uno dei sette astronauti del Programma Mercury e, in base ai piani originali della NASA, avrebbe dovuto essere il primo uomo a camminare sulla Luna.
Tuttavia, la tragedia dell’Apollo 1 cambiò i piani.
Ma non cambiò mai la memoria e il ricordo di chi aveva conosciuto Grissom e il suo carisma.
L’uomo che non posò mai i piedi sulla luna, ma che raggiunse le stelle nella sua immortalità di eroe.
Per gli amanti di CSI che si stanno interrogando, sì: il personaggio di Grissom è un doveroso omaggio a questo straordinario pilota.

