Arrivederci, leggenda.

Il più grande colpo della mia vita fu l’avvento dei Beatles.
Mi affascinarono totalmente e pensai “Questa è la mia strada, la musica”.

Ozzy osbourne

Oggi si scriveranno tantissime pagine piene di gratitudine, affetto e riconoscenza. Anche inopportune e scontate, ma il gioco è proprio questo.

Osannare chi si è spesso deriso ed osteggiato, e che però non è mai sceso a compromessi con il proprio essere.

Ozzy Osbourne, leader dei Black Sabbath e padrino dell’Heavy Metal ha chiuso il sipario su una delle carriere più intense e straordinarie degli ultimi anni.

Nel suo stile, sul palco con carisma e con umanità, ringraziando tutti i fan e gli affetti più cari.

Era definito il principe delle tenebre, ma al tempo stesso raccontava le emozioni e i sogni come pochi. Lui, che era cresciuto in un sobborgo di Birmingham in una famiglia umile e che fin da piccolo era stato preso in giro per la sua balbuzie ed era anche affetto da una forma grave di disturbo da deficit dell’attenzione.

Il nome Ozzy venne originato da una storpiatura del suo cognome che il cantante aveva difficoltà a pronunciare. Affrontò diverse difficoltà durante l’adolescenza e finì anche in prigione, ma nel cuore la passione per la musica era sempre bruciante e viva.

Voleva nutrirsi di quelle melodie che lo avevano confortato come She Loves You dei Beatles ed era consapevole che non avrebbe passato l’esistenza come gli altri si aspettavano.

La sua strada però, e di ciò ne era perfettamente consapevole, era tutta in salita.

Ma John Michael Osbourne non sarebbe rimasto tale per molto. Lui era destinato ad essere Ozzy, l’uomo che rese la musica heavy metal un grido poetico forte e viscerale.

«Nutro un certo interesse nei confronti della Bibbia e ho provato a leggerla in diverse occasioni, ma senza spingermi oltre il punto in cui si narra che Mosè avesse 720 anni… Viene da chiedersi cosa si fumassero a quei tempi.Il succo del discorso è che non credo in un tizio chiamato Dio, che indossa un vestito bianco e che sta seduto su una nuvoletta vaporosa più di quanto creda in un tizio con un tridente e con due corna chiamato Diavolo; ma credo al giorno e alla notte, al bene e al male, al bianco e al nero.
Se esiste un Dio, è la natura.
Se esiste un Diavolo, è la natura».

Ozzy osbourne

Assieme a Tony Iommi, Bill Ward e Geezer Butler fondò il mitico gruppo dei  Black Sabbath, la cui ispirazione venne dal titolo americano del film di Mario Bava I tre volti della paura.

Si era a cavallo tra gli anni 60 e 70 e la sperimentazione musicale era una cosa assolutamente ben accolta. Furono gli anni del punk, del rock and roll e di tantissimi altri generi musicali che crearono delle vere leggende.

Musicisti che, forse non avranno pari nella storia, perché pionieri coraggiosi e incoscienti contro una realtà fin troppo chiusa e polverosa.

Ozzy era nato per fare musica e per essere espressione di quella rabbia che molti provano dentro l’anima. Quel dolore non sentirsi adeguati ad un mondo malato che vorrebbe tutti automi perfetti e senza sbavature.

Parlare degli eccessi è la cosa più ovvia e scontata che possa fare in questi casi, e troppo spesso è usata per identificarne l’artista.

Mi è capitato di parlare con persone che sapessero a memoria tutte le droghe usate da Ozzy ma non conoscessero neppure una canzone. Come se fosse un drogato e basta.

Basta ascoltare Dreamer, Mama, I’m coming home, Dreamer o Crazy Train per rendersi conto che era un mondo totalmente diverso.

Le sue canzoni raccontano tormenti, pensieri, eccessi ed inquietudini con quel coraggio di chi sa che sarà sempre scomodo ma se ne frega e va avanti.

Se nascessi domani, rifarei tutto quello che ho fatto, per la gioia di rivedere un pubblico che mi sostiene. Anche tutte le varie pazzie, altrimenti mi annoierei. Ma non per questo invito gli altri a seguire il mio esempio.

Ozzy osbourne

Dal 1977 si dedico alla carriera solista con diverse reunion del gruppo con successo e costanza, consacrandosi come un artista unico e poliedrico.

Volto tv, musicista, compositore e showman inarrestabile.

Scomodo e controverso per quel legame con la morte e l’oscuro sempre presente nelle sue canzoni, che altro non era se non un voler scavare nei meandri del cuore in cui abita il freddo dell’anima.

Oggi muore un mito: si vede che in cielo cercano sempre la musica migliore.

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