Un velo di pietas su una tragedia.

E mentre le stelle ci stanno a guardare
noi piano sprofondiamo nell’abisso.

daniela colombo, i custodi del respiro

Quanto si è parlato di COVID?

Come si racconta una tragedia che ha dilaniato un paese, uccidendo vite e umanità?

Si narra con coraggio, soprattutto rispettando le vittime che non hanno avuto modo di replicare a tutto questo.

Lo avverto; questo è uno degli argomenti più difficili da trattare.

Il COVD ha ucciso mio padre, in poco meno di due settimane.

L’ho visto l’ultima volta il 29 settembre e l’ho ritrovato in una bara chiusa.

Non mi ricordo nemmeno il giorno esatto in cui è venuto a mancare, al pari di tutte le tragedie della mia vita. Volutamente me ne dimentico, anche se la mente è spesso rivolta a quei momenti.

Ricordo ancora che mia madre nemmeno mi disse che era morto, ma semplicemente “è successo”. Un silenzio che cambiava tutto, la mancanza che si fa reale.

E di quel momento ricordo solo un grande abbraccio del mio compagno e il cuore che si spaccava assieme a tutto quello che ho trovato al momento: piatti, bicchieri, non ricordo nemmeno cosa.

Forse, certi libri arrivano per aprire davvero il cuore ad un dolore che vuoi nascondere.

Perché quella della mia famiglia è stata una sofferenza silenziosa e vissuta quasi nella vergogna.

Ad ogni bollettino delle varie testate online i commenti erano tra i peggiori che potessero generare le menti umane. Ne ricordo ancora una di una certa Alice che scriveva: “ vi auguro di ritrovarli in una bara, voi che vi siete affidati ai medici”.

Curiosando il profilo notai che era tutto un buongiorno con madonne e gattini, eppure non disdegnava di augurare la morte a mio padre e ai suoi compagni di sventura. Ammazza l’empatia e la compassione cristiana.

Cara Alice, ringrazia la pazienza di quel sant’uomo che mi sta accanto perché altrimenti la mia proverbiale calma sarebbe stata messa a dura prova.

Perdonatemi la digressione ma tutto questo per fare una doverosa premessa ad una recensione che mi ha messo a dura prova.

Non perché l’opera sia pessima, anzi la ritengo una testimonianza preziosa, necessaria e vera su una tragedia che ha scosso e colpito la nostra società.

«Mamma, ciao mamma, come stai? Stai bene? Mamma,
mamma, riesci a sentirmi? Ci manchi tanto, tieni duro che ti
vogliamo a casa presto. Beatrice e Lucrezia ti salutano, vogliono
la loro nonna a casa, hai capito?».
Vorrei dirle tante cose. Vorrei dirle di stare tranquilla, di
non preoccuparsi, che è stata la mia gioia più grande, che sono
fiera e orgogliosa di lei. Vorrei dirle di abbracciare Beatrice e
Lucrezia, le mie amate nipotine. Vorrei dirle di stare vicino a
suo padre, che sembra un uomo forte, ma in realtà è fragile e
temo che non riesca da solo a casa, senza di me.
Vorrei dirle tante cose, ma le parole non escono. La guardo
e con la mano cerco di mandarle un bacio, tocco il casco all’altezza
della bocca e poi lo schermo del tablet, questo gesto lo
ripeto per tutto il tempo della chiamata
.

daniela colombo, i custodi del respiro

Libro che racconta tante storie, con delicatezza ed intimità, descrivendo le emozioni e quel senso di sospensione vissuto. La percezione di un attesa il cui esito è assolutamente incerto e potrà determinare la vita o la morte.

Sullo sfondo, e fortunatamente messo in risalto da un’autrice che si riconferma penna straordinaria, il sacrificio dei sanitari ed un sistema ospedaliero al collasso.

Vittima di giochi di potere e propaganda elettorale da utilizzare come paravento da ogni candidatura ma mai conclusasi in qualcosa di concreto.

Basti pensare a come ancora oggi sia difficile accedere ad una banale visita.

Nonostante libri come questo abbiano il coraggio di raccontare senza filtri la realtà di quei mesi, la situazione non ha fatto altro che deteriorarsi.

Come se i nostri morti non siano contati nulla, erano solo i numeri di un’epidemia.

Oppure, prendendo spunto dall’empatia di qualcuno, erano semplicemente vecchi.

Mio padre aveva 65 anni e aveva ancora tanto da vivere, soprattutto con la sua famiglia.

«Signora Enrica, stia tranquilla, la chiameremo più tardi
per darle notizie. Vedrà, sarà per poco tempo». Con Enrica che
piange al di là dello schermo chiudiamo la comunicazione.
Giovanna e io, insieme al medico e all’anestesista, portiamo
Mario in rianimazione. Non lo abbiamo mai più rivisto…
avrebbe compiuto settantun anni la settimana seguente, il 10
maggio.

daniela colombo, i custodi del respiro

Difficilmente metto tanto di personale nei miei scritti, nonostante li consideri parte della mia anima. Ma in questo caso, non ho potuto diversamente e me ne scuso con l’autrice.

La lettura è stata forte e difficile allo stesso tempo. E’ stato come immergersi in quei momenti e in quelle situazioni. E invito a leggere e rileggere opere come queste.

Creature letterarie che danno voce a chi voce non ce l’ha più e a famiglie che sono rimaste spezzate da queste tragedie. Un dolore che non passa, anche se ho imparato a nasconderlo bene. E tante famiglie assieme a me.

Ringrazio Daniela Colombo per il coraggio, la sensibilità e la delicatezza nel raccontare storie diverse ma legate da un filo comune indissolubile.

Qualcosa che dona speranza e verità su un aspetto profondamente dimenticato.

E che mai dovremmo dimenticare.

Lascia un commento