Un mondo a parte…che tale non dovrebbe essere.

L’Italia è il Paese dei borghi meravigliosi, dei paesaggi impervi ed affascinanti e ricco di storia millenaria unica e suggestiva.

Tuttavia, vanta un triste e drammatico primato: lo spopolamento dei borghi verso le grandi città o l’estero.

Un fenomeno iniziato con il boom economico e che non si è mai arenato. Complice anche le poche industrie che decidono di investire nel mezzogiorno, sempre giudicato troppo arretrato e soggiogato dalla malavita.

Le poche aziende che resistono devono lottare con una realtà complicata e il precariato.

E questo film è un ritratto della situazione di questi luoghi.

Posti e mete che apprezziamo per quanto offrono ma che vissute in una realtà quotidiana rivelano qualcosa un fenomeno assolutamente da non sottovalutare.

Il film vede come protagonisti Antonio Albanese e Virginia Raffaele nei panni rispettivamente di un professore e di una vicepreside: il primo, stremato da una realtà romana di periferia degradata ed abietta, l’altra determinata nel voler mantenere viva scuola e comunità.

La storia parte dal trasferimento del professore nell’entroterra abruzzese per insegnare nella scuola elementare Jurico, un piccolo plesso dove è presente una scuola multiclasse di circa 7 bambini.

Purtroppo, a causa della bassa natalità, il plesso rischia la chiusura.

Assieme, troveranno uno stratagemma scorretto ma vincente in un crescendo esilarante di situazioni assurde e comiche.

Commedia irriverente, riflessiva e scanzonata ambientata in paesaggi meravigliosi tutti da scoprire.

Avrei evitato molti luoghi comuni, a mio avviso abbastanza fuorvianti e assolutamente fuori luogo in quanto rischiano di deviare sull’importanza del messaggio principale e fondamentale.

Il tema della migrazione è un fenomeno che viaggia al pari passo dell’essere considerato un dato ma non è assolutamente così.

E’ fondamentale comprendere che esso non si compone solo di informazioni, ma altresì di vite e pensieri.

Quei numeri che leggiamo sono persone.

Aldilà di ogni ilarità, questa è una riflessione che non dovrebbe mai venire meno.

Lascia un commento