Il mito di Aretusa.

Questa è una storia di amore, disperazione e sofferenza.

Il mito di Aretusa narra la storia di una ninfa inseguita dal dio fluviale Alfeo, che per sfuggirgli chiese aiuto alla dea Artemide, la quale la trasformò in una fonte a Siracusa, nell’isola di Ortigia. Una storia che ricorda molto quella di Apollo e di Dafne, la quale venne trasformata in una pianta per fuggire alle attenzioni indesiderate del Dio.

 Alfeo, disperato, chiese a sua volta aiuto a Zeus, che lo trasformò in fiume, permettendogli di raggiungere Aretusa attraversando il mare. La fonte di Aretusa, così creata, divenne un simbolo della città e del suo legame con la Grecia. 

Ma come si svolse la storia?

Aretusa, seguace della dea della caccia, amava fare il bagno nei fiumi e nei laghi. Era una ragazza virtuosa e bellissima: non passava inosservata. E difatti il dio Alfeo, innamorato di Aretusa, la inseguì dopo averla vista fare il bagno. La ragazza impaurita, per sfuggire alla divinità, invocò Artemide, che la trasformò in una fonte sull’isola di Ortigia a Siracusa.  Il pover uomo, ossessionato e disperato, cercò aiuto da Zeus, che lo trasformò in fiume, permettendogli di raggiungere Aretusa. Secondo la leggenda, il fiume Alfeo e la fonte di Aretusa sono collegati, e gettando un oggetto nel fiume, questo riemergerà nella fonte a Siracusa. 

Una unione che rende paradossale la sorte dei due giovani, in quanto Aretusa non voleva essere oggetto delle attenzioni di Alfeo e quest’ultimo era innamorato della donna.

La fonte di Aretusa è un simbolo della città ed è un luogo caro ai siracusani, chiamati anche “aretusei”. 

Il mito di Aretusa e Alfeo è una storia d’amore, trasformazione e connessione tra luoghi lontani, che continua ad affascinare e a vivere nell’immaginario collettivo. 

Amore e morte legati da unico sottile filo: quello dell’eternità.

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