
Ci sono storie che non hanno tempo e che trovano molte analogie anche nei tempi attuali.
Passano i millenni ma i rapporti familiari sono sempre uno dei talloni d’Achille di ogni cultura.
Nella mitologia greca, Efesto, il dio del fuoco e della metallurgia, fu gettato via dall’Olimpo da sua madre, Giunone (Era), a causa del suo aspetto brutto e della sua zoppia. La dea, disgustata, lo scaraventò giù dal monte, facendolo precipitare sull’isola di Lemno. Un gesto assolutamente inconcepibile per quella che dovrebbe essere la nostra sensibilità moderna, ma di cui non dovremmo stupirci neanche più di tanto.
Secondo il mito, Efesto nacque con le gambe deformi e Giunone, vergognandosi del suo aspetto, lo gettò via. Alcune versioni del mito raccontano che fu Zeus a gettarlo giù, ma la versione più diffusa lo attribuisce a Giunone.

Dopo la caduta, Efesto fu salvato dai Sinti e crebbe sull’isola di Lemno, dove sviluppò le sue abilità di fabbro.
Qui venne accaduto, allevato ed amato. Tuttavia, quel rifiuto rappresentò un dolore rabbioso che pulsava nelle viscere di un dio risentito.
In seguito, Efesto tornò sull’Olimpo e si vendicò di sua madre creando un trono magico che la imprigionò.
Gli dèi, incapaci di liberarla, dovettero supplicare Efesto di tornare e aiutarli. Per ottenere il suo aiuto, gli promisero onori e, secondo alcune versioni, la mano di Afrodite.
La quale, era tutto meno che felice di sposare l’uomo. E difatti il matrimonio non fu mai motivo di gioia. La dea tradiva regolarmente il marito con Ares, più per ripicca che per vera affezione.

Questo episodio della cacciata di Efesto dall’Olimpo è un esempio della sua condizione di divinità “imperfetta” e del suo rapporto conflittuale con la madre, Giunone. Nonostante la sua bruttezza e la sua zoppia, Efesto divenne un dio potente e rispettato, noto per le sue abilità di fabbro e per aver creato oggetti meravigliosi per gli dèi e gli eroi.
E si racconta che la sua officina venne eretta proprio dentro l’Etna dove vi si recavano dei, semidei ed eroi per avere le armature più invincibili e straordinarie.
Uomo grandioso, dal cuore forse spezzato, ma che seppe diventare il dio di cui tutti avevano bisogno.

