Contro la guerra, sempre nel nome del rispetto di ogni essere umano.

Ho sempre odiato prendere qualsiasi posizione politica, perché il mio blog è sempre stato libero, laico e apolitico.

Per scelta, prendere posizione ci espone sempre al giudizio e, spesso allo scontro. E quest’ ultimo è una delle cose che vorrei assolutamente evitare.

Ma ci sono occasioni dove tacere equivale a prendere una posizione: quella del silenzio e della connivenza.

Io non sono e non sarò mai dalla parte di chi commette violenze.

E oggi vorrei raccontare di un libro che è più di un’opera.

“Ti cercherà, o Dio,
per le strade della città
ti cercherà.
Ti troverà a volte nel giardino,
altre in una risata di bambini,
o tra i colori delle case.
E a te, o Dio, spetta indicargli il cielo,
affinché non ti cerchi in una città in fiamme.”

Haidal al-Ghazali, 20 anni, per ora sopravvissuto di Gaza.

Il volume è arricchito da una prefazione dello storico israeliano Ilan Pappé e da due interventi firmati dalla scrittrice Susan Abulhawa, autrice del romanzo bestseller «Ogni mattina a Jenin», e dal giornalista premio Pulitzer Chris Hedges, ex corrispondente di «The New York Times» da Gaza. Traduzione dall’arabo di Nabil Bey Salameh, e traduzione dall’inglese di Ginevra Bompiani ed Enrico Terrinoni.

Queste poesie, osserva Pappé, «sono a volte dirette, altre volte metaforiche, estremamente concise o leggermente tortuose, ma è impossibile non cogliere il grido di protesta per la vita e la rassegnazione alla morte, inscritte in una cartografia disastrosa che Israele ha tracciato sul terreno».

«Ma questa raccolta non è solo un lamento», nota il traduttore Nabil Bey Salameh. «È un invito a vedere, a sentire, a vivere. Le poesie qui tradotte portano con sé il suono delle strade di Gaza, il fruscio delle foglie che resistono al vento, il pianto dei bambini e il canto degli ulivi. Sono una testimonianza di vita, un atto di amore verso una terra che non smette di sognare la libertà. In un mondo che spesso preferisce voltare lo sguardo, queste poesie si ergono come fari, illuminando ciò che rimane nascosto». Perché la scrittura, come ricordava Edward Said, è «l’ultima resistenza che abbiamo contro le pratiche disumane e le ingiustizie che sfigurano la storia dell’umanità».

«Leggete queste poesie non solo con gli occhi, ma con l’anima. Ascoltate la loro musica, il loro ritmo sottile. Che siano per voi un ponte verso la comprensione, un inno alla dignità, e un ricordo che la bellezza, anche nelle situazioni più difficili, può ancora fiorire».
dalla nota del traduttore Nabil Bey Salameh.


Questo libro, con testi originali a fronte, raccoglie il dolore, i sogni, i ricordi, le speranze e la tragedia di un popolo che sta scomparendo col silenzio complice del mondo.
La poesia diventa un atto di resistenza perché l’ umanità resista in mezzo alla carneficina,  perché l’ amore per la vita e per la propria terra sopravvivano all’ indifferenza.
Alcuni di questi poeti non sono più vivi, dallo scorso anno.
Per ogni libro venduto verranno devoluti 5 euro a Emergency per le sue attività di assistenza a Gaza.
Leggere e far risuonare “dentro” queste poesie, a volte metaforiche e altre dirette, potrebbe rendere migliori.

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