Storie di Avagliano, frammenti di anima sparsi.

Ad Avagliano nessuno sapeva rispondere alle domande del cuore,
pochi avevano voce, e le soddisfazioni
più grandi le avevano quando dopo una festa o un matrimonio,

potevano arrotolare in tasca la cravatta che strozzava, o togliersi il solo paio di scarpe strette di uno di famiglia.
La gente pareva aspettare che le pietre mandassero luce, con gli uomini che tenevano una falce di viso così scura da recidere anche l’aria.
Le donne più fortunate si ritrovavano invece grandi fianchi da issarci contro gli orci, e sgravare meglio senza urlare
dal dolore.

storie di avagliano, giancarlo frisoni

Raccontare il mondo rurale può risultare un compito assolutamente dolceamaro in quanto esso rappresenta un mondo intriso di fatica ma al tempo stesso di fascino senza tempo.

Merita maggiore attenzione rispetto alla semplice riverenza che accompagna le diverse rappresentazioni. A gran voce si ribadisce quanto l’universo rurale sia fondamentale, ma nel concreto poco importa.

Una realtà che potremmo definire lontana dalle comodità odierne, eppure, a ben pensarci, le persone che la animavano non erano poi tanto diverse da noi.

Giancarlo Frisoni con il suo nuovo volume “Storie di Avagliano” ci regala una realtà incantevole e suggestiva, raccontata con un linguaggio delicato ma duro come il sudore e le difficoltà che la vita contadina comporta.

Non è una favola felice, ma uno spaccato reale, anche crudo, di qualcosa troppo spesso dimenticato.

Racconti diversi, con protagonisti apparentemente semplici e descritti con minuziosità e trasporto. Sembra di vivere all’interno della comunità e di respirare aria di campagna.

Pulita, fresca e delicata come una carezza.

Da leggere e rileggere.

La sua vita era stata una lunga salita che gli aveva
tagliato di continuo le gambe, pur combattendo la malasorte a pugni stretti e mascelle serrate, o digrignando i denti da animale.

Aveva solo capito da un pezzo, che il tarlo della malasorte s’impastava meglio col vino, quando intorpidiva i contorni ai pensieri e tutto scivolava via come acqua sopra i vetri.

storie di avagliano, giancarlo frisoni

Opere come questa rappresentano uno scrigno prezioso di memorie passate, dimenticate e date per scontate.

Come se quell’umanità semplice non dovesse avere una voce viva e potente.

Ebbene Giancarlo Frisoni le restituisce la giustizia che merita facendola tornare alla luce, liberandola da quella polvere opprimente a cui pare sia stata condannata.

Spaccati animati da vita e pensieri attraverso parole che sembrano suoni.

Ci si immerge dentro al racconto, e l’esperienza fotografica dell’autore è fondamentale nella riuscita stessa del libro.

Le descrizioni sono talmente accurate che sembra quasi di vederle dal vivo.

Era cresciuto scontento e arrabbiato, e non erano servite le sue premure, neanche essere stato il primo della
classe, con suo padre che non aveva smussato neanche un po’ gli spigoli taglienti delle sue teorie, tranciando
nette mani e voce quand’era stata ora di carezze e di parole.

Fare i genitori è un difficile mestiere!

storie di avagliano, giancarlo frisoni

Consiglio con grande trasporto questa opera perché fornisce un ritratto dolceacre di un mondo meraviglioso.

Ennesima conferma di come un autore possa risultare straordinario e altresì umile.

Catapultandoci in qualcosa di così lontano dal nostro quotidiano, ci conduce verso una riflessione vibrante e profonda.

Abbiamo ancora tanto da conoscere.

L’attaccamento all’esistenza, il chiedere chi siamo e dove andiamo, il primo sentore della morte, tutto viene
guardando qualcuno quando la vita comincia a riprendersi pian piano le cose che prima gli ha dato.

Lì si capisce appieno la sua bellezza e la ferocia … e quanto ci si tenga, aspettando impotenti di guardia tra i letti
fra piscio e pannoloni, a cullare teste glabre tornate lisce come quand’erano bambine, e assaporando cattivo
agli occhi e alla lingua l’inerme sapore della nostra nullità.

storie di avagliano, giancarlo frisoni

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