Il cuore pulsante di Varese.

Varese è una città ricca di luoghi di condivisione e suggestione.

Cullati da scenari testimoni di secoli e vicende diverse. Uno di quei è la piazza del podestà, meglio conosciuta come quella del Garibaldino.

Cuore pulsante sia antico che moderno di Varese, fu aperta nella contrada del Corso demolendo, in un’ottica di riqualificazione, alcune case negli anni Ottanta del Cinquecento. Essa era importante centro nevralgico in cui si adunavano i cittadini in occasione delle convocazioni del Consiglio Maggiore per esprimere il voto su questioni interessanti la comunità cittadina; ci si raccoglieva in questa piazza per festeggiare personaggi di fama che salivano al Pretorio, per manifestare plausi o il malcontento per le nomine, leggi, decreti.

Insomma, un posto che era davvero il cuore della città: tant’è che era anche deputato al mercato.

Nel luglio 1676 fu collocato, pressappoco nel centro della piazza, un obelisco in pietra sormontata da una croce, che venne successivamente tolto nel 1842 e ricollocato all’ingresso del cimitero di Giubiano.

Attorno al 1901 venne posto al centro della piazza il monumento ai Cacciatori delle Alpi, raffigurante un garibaldino, opera di Luigi Leone Buzzi di Viggiù.

Il Palazzo Pretorio sorgeva sul lato di ponente della piazza, affiancato dall’ex casa Biumi.

Esspo fu voluto dalla comunità nel 1566 e iniziato subito nel 1570.

Dieci anni dopo si collocava sul campanilino eretto sopra il tetto, la campana del comune che serviva per segnalare riunioni, convocazioni, eventi. Richiamo prezioso per rendere partecipe la comunità dei tanti accadimenti attorno ad essa.

Uno scalone costruito nel 1726, con la volta dipinta dal Baroffio, portava ai piani superiori ove erano diversi locali per uffici, salette e un grande salone per ricevimenti.

La facciata e l’interno furono più volte riallestiti e ridipinti.

Durante l’aprile dell’anno 1611 i fratelli Marcantonio e Francesco Pozzi dipinsero sulla facciata dell’edificio lo stemma del Comune e quello del Vicariato, e più tardi la stessa fu riaffrescata dal Fiamminghino.

Venne rifatta definitivamente in stile neoclassico nel 1813.
Nel cortile detto del Broletto, il fregio che corre sopra le colonne del porticato, ospita ancora degli usurati affreschi in cui, entro tondi, si possono intuire busti di uomini, verosimilmente legati alla realtà comunale.

Dovunque si guardi, la meraviglia è dietro l’angolo. Letteralmente.

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