Una bella storia.

Qualche sera fa mi è capitato di vedere un film che sicuramente merita attenzione‚ avendomi profondamente colpita.

Nonostante moltissime persone lo ritengano mediocre‚ personalmente apprezzo molto la recitazione di Stefano Accorsi.

Ultimamente forse si è sentito un po’ divo‚ ma in alcune parti è davvero straordinario.

E nel film “Il Campione” lo ritengo unico.

Purtroppo‚ ed è una grande pecca‚ il cinema italiano sta sempre di più delineandosi come un’impietosa macchietta dei tempi passati. Complice il maledetto politically correct che imperversa inesorabile.

Un attore dovrebbe immedesimarsi in ogni parte‚ soprattutto quelle scomode e non rinnegarle.

E’ il caso emblematico di Marinelli‚ attore che ho apprezzato‚ che si è discostato dalla sua parte nel film dedicato a Mussolini.

Il quale mi dicono sia un capolavoro.

Non mi pare che Bruno Ganz abbia fatto la stessa cosa con il suo personaggio nel film “La caduta” dove interpreta niente poco di meno che Hitler.

Allontanarsi da un personaggio in modo così plateale per captatio benevolentiae lo ritengo molto ipocrita.

Se ritieni una figura totalmente inadeguata rispetto alle tue idee te non accetti la parte‚ molto semplicemente.

Non sei né il primo né l’ultimo che lo fa. Leonardo di Caprio‚ una volta consolidato come attore di fama mondiale‚ ha dato un sonoro calcio nel sedere alle parti romantiche.

Senza tanta pompa magna.

Ma il consenso da parte di una certa fazione politica è cosa ambita e in questo sono perfettamente d’accordo con Michele Marrone‚ attore belloccio di alcune pellicole: non particolarmente dotato ma sincero.

Ma veniamo al film.

La storia si ambienta a Roma tra i quartieri più chic e la borgata.

Protagonista Christian Ferro: giovane e sregolata promessa del calcio che deve prendere la maturità su ordine del presidente della Roma.

Insomma‚ la storia di Gigio Donnarumma direte voi.

Ebbene no.

Perché il personaggio‚ interpretato da ‚ ha parecchie sfumature e molte più fragilità di quelle che mostra.

Ed ecco che arriva in soccorso un professore che tutto mastica‚ tranne che di calcio.

Un deus ex machina che scopre nel ragazzo un talento nascosto ed una ricchezza d’animo straordinaria.

Non senza qualche difficoltà.

Una bella storia e con un finale non scontato: il che è un bene, visto la povertà intellettuale di molte produzioni.

Opera per riflettere sorridere e rendersi conto che il cinema italiano ha ancora molto da offrire.

Senza filtri e ipocrisie assurde però.

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