Giuseppina Vitale, la brigantessa fedele.

Oggi racconto di un’altra brigantessa: Giuseppina Vitale

Di lei,  a torto,  le informazioni sono molto frammentarie e confuse. Anche il materiale fotografico non rende giustizia a questa figura importante e significativa.

Della sua vita prima di imbracciare il fucile ci è giunto poco o nulla ma non è difficile pensare che ella sia nata di estrazione sociale poverissima ed indigente. Si sa solo che nacque a Bisaccia e faceva la bottegaia.

La donna era moglie di Agostino Sacchitiello rispettato e temuto brigante e capo di una banda. Essa composta da 160 briganti e sessanta cavalli e dominava il territorio dell’alta Irpinia e di parte della Basilicata. Una delle scorribande più potenti e temute.

La storia di questa brigantessa ci racconta qualcosa di unico e straordinario per l’epoca.

Giuseppina, infatti,  non si accontentò di essere solo compagna fedele, ma tra sanguinosi delitti e spietate battaglie alla ricerca di quella libertà perduta con l’unità, si ritagliò un posto nella storia della banda. Era un capo temuto e rispettato,  oltre ad essere dotata di un carisma unico.

La Vitale seguì sempre fedelmente Sacchitiello, anche nel conflitto con il 20° battaglione Bersaglieri alla masseria Monterosso fra Lacedonia e Carbonara, e nello scontro con gli Ussari di Piacenza dell’8 maggio 1863 presso Calitri.

Quel giorno in sua compagnia c’erano Maria Giovanna Tito, la donna di Crocco e brigantessa altrettanto temuta, il fratello di Sacchitiello, Vito e il luogotenente Giuseppe Gentile.

Della sua morte non sappiamo nulla, forse avvenne nel 1868 , poco dopo il suo arresto, ma nulla di più.

Come spesso mi sono trovata a constatare, queste donne che avevano tradito il focolare, dovevano essere condannate al silenzio e alla damnatio memoriae.

Ma nulla potrà mai contro la forza della memoria e del ricordo.

E, dunque, la ricerca alla conoscenza è sempre aperta.



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