
Oggi, la domenica dei motori.
Per un rientro a tutto gas non c’è niente di meglio che ricordare chi fece della velocità il suo più grande talento.
L’Italia è una delle terre più famose per quanto riguarda la produzione di automobili di ogni sorta: che se ne dica e ci si vanti all’estero, l’ingegno italiano ha dato frutti preziosi.
Ed uno di questi è la Lamborghini.
Un tipico imprenditore agricolo della bassa, pragmatico, deciso, rude ma geniale e tenace in ogni sua idea.

Azienda nata quasi per caso, e da un’occasione mancata di collaborazione. Sembra assurdo: ma la storia inizia dove molte potrebbero finire.
Il fondatore aveva una vera e propria passione per le auto sportive, nata dal contrasto con con Enzo Ferrari, che lo portò a creare la propria casa automobilistica a Sant’Agata Bolognese.
Entrambi, Ferruccio ed Enzo, erano duri e testardi nelle loro idee e mai sarebbero venuti a compromessi. Ed è sicuramente stato infinitamente meglio così.

Il primo successo fu la 350 GT, e negli anni il brand si è poi affermato con modelli iconici come la Miura e la Countach.
Il simbolo del marchio, il toro da combattimento, riflette la forza e l’aggressività delle auto, e i loro nomi derivano da razze di tori da corrida.
Un chiaro segnale in contrasto con il cavallino rampante.
Il toro è simbolo, da sempre di una forza virile e quasi primordiale, mentre il cavallo riflette quasi una velocità aerea.
Due visioni del mondo diametralmente opposte: se Ferrari voleva volare in cielo, Lamborghini voleva essere veloce con i piedi ben piantati al suolo.

Ferruccio era una uno di quelli che faceva della concretezza insegnamento di vita: la sua carriera trasformando mezzi militari in trattori agricoli, fondando la Lamborghini Trattori nel 1948.
Ma come avvenne il celebre scontro tra titani?
Complice un benessere acquisito con tanta fatica, decise di comprare una Ferrari.
All’epoca (e anche ora) le auto di Enzo Ferrari erano considerate vetture d’avanguardia e caratterizzate da una velocità incredibile.
Tuttavia, Lamborghini non rimase affatto soddisfatto.

Dopo aver riscontrato problemi con le frizioni della sua Ferrari e non aver ricevuto la risposta sperata, Lamborghini decise di creare le proprie auto sportive, ritenendo che le auto da corsa dovessero essere “utili”.
Ossia, mantenendo sempre un assetto dinamico, garantire anche confort ed eleganza.
Nel 1963, fondò Automobili Lamborghini, scegliendo come sede uno stabilimento moderno a Sant’Agata Bolognese, non lontano da Modena.
Dopo anni di successi, l’azienda fu acquistata da Chrysler nel 1987 e successivamente ceduta ad Audi nel 1998.
Ferruccio Lamborghini morì nel 1993, lasciando un’azienda che, grazie alla sua visione, è diventata un’icona globale nel mondo delle supercar, sinonimo di lusso e potenza.
Ma anche emblema di come il sogno del figlio di contadini possa trasformarsi in un tesoro prezioso per un paese: insegnamento di caparbietà, tenacia ed ostinazione.
E che dio abbia sempre cari i testardi.

